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Ma allora, come si combatte veramente l’inquinamento ?

Mi fa piacere riprendere e pubblicare questo articolo del magistrato torinese Bruno Tinti, uscito il 2 novembre sul quotidiano La Verità, perché mi è sembrato molto chiaro ed esaustivo sul problema dell’inquinamento

Fai conto di essere in un’enorme pentola a pressione piena di buchi a cui sono collegati tubi che ci soffiano dentro gas velenosi. Con te ci sono migliaia di persone e ognuno cerca di bloccare il tubo vicino a lui. Solo che non lo può bloccare completamente e nemmeno per tanto tempo perché, insieme al gas velenoso, ci arriva anche l’aria: così lo blocca per un po’, poi lo riapre, poi lo chiude ma solo in parte, poi lo riapre … e, come lui, fanno tutti gli altri. Però lo fanno senza mettersi d’accordo, ora uno, poi l’altro, poi alcuni tutti insieme. Alla fine la pentola resta sempre piena di gas velenoso perché le singole chiusure dei tubi non sono sufficienti per rendere l’aria respirabile; occorrerebbe chiuderli tutti insieme ma non lo fanno mai.

Così mi spiega il mio amico dell’ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) quando gli chiedo perché diavolo per l’ennesima volta non posso usare la mia bellissima automobile e devo prendere un mezzo pubblico che sputa fumo come una ciminiera dell’800. Comincia da qui, da una pianura padana in cui i veneti respirano lo smog di Torino e i milanesi quello di Piacenza; oltre naturalmente a quello prodotto sul posto. Il nostro problema sono le Alpi, mi dice: bloccano i venti e l’aria ristagna; le differenze di temperatura al più mescolano quella che ristagna su questo immenso calderone, appunto la pianura padana. Non è che ci si possa fare molto ma certo, se non ci si coordina, non si fa niente: che vuoi che sia bloccare il traffico a Torino se non lo si fa anche a Milano e in tutte le altre città; e -se è per questo- che senso ha bloccare il traffico a Torino ma non farlo nei comuni della cintura?

Ecco, appunto: ma serve bloccare il traffico? Sostanzialmente a niente, mi dice. Prima di tutto il traffico incide sull’inquinamento da PM (che non è il Pubblico Ministero che, magari e secondo una vulgata corrente, inquina anche lui ma il particolato, particelle incombuste di minimo diametro) solo per il 30 %; le altre fonti di inquinamento sono il riscaldamento e gli insediamenti industriali, ognuno per il 30 %. In realtà incide molto meno, non più del 6 %, poiché nella categoria traffico sono compresi quello pubblico e quello commerciale che non sono interessati dal blocco; e che, utilizzando mezzi spesso vecchi (molto più di quelli privati) e dunque molto inquinanti, sono i maggiori responsabili dell’inquinamento da traffico. Poi ci sono le esenzioni per le ragioni più varie, legittime e no; e sono tantissime. E poi comunque c’è l’uso dell’automobile negli orari consentiti. Se non puoi utilizzare l’auto dalle 9 alle 19, finisci con utilizzarla alle 8 e alle 20; vai un po’ prima al lavoro e esci un po’ più tardi; meglio che aspettare un autobus carico di gente che non arriva mai. Ma il tuo contributo al gas che c’è nella pentola a pressione lo dai comunque. In ogni modo le misurazioni del particolato nei giorni di blocco traffico questa diminuzione danno: il 6 %, una miseria.

Leggi anche: Morire per inquinamento da polveri sottili: fasulli i dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente

E allora? Eh, allora. Certo che se autorizzi l’accensione del riscaldamento nelle case quando la temperatura esterna è a 21 gradi l’inquinamento sale. Eppure lo fanno: le persone anziane, i bambini …Pare che golf e coperte non esistano più. E il riscaldamento inquina, tantissimo. Perché di impianti a norma, a metano o teleriscaldamento, non ce n’è tanti. Pensa, ci sono ancora impianti a carbone. Poi c’è il problema del riscaldamento a biomasse. Qualche anno fa ci fu l’ubriacatura ecologica: cosa c’è di meglio del riscaldamento naturale? E via con i pellett, la legna, la legna preparata in tronchetti fatti con la segatura (brrr). Beh, inquinano. Però oggi tutti hanno le stufe a pellet e chi glielo dice di buttarle via? Lo sai che il riscaldamento a legna et similia della Val di Susa inquina Torino? Ma non si potrebbe controllare, stabilire un’emissione a norma, proprio come si fa con le automobili, e … Appunto, e… e cosa, gli sequestri l’impianto? Ma sai il costo politico di una cosa del genere? E poi, a questo punto, ci sono le emissioni industriali: anche per loro ci andrebbero controlli e sequestri. Capirai, di questi tempi di crisi e super tassazione, ci manca ancora che il Comune imponga la sostituzione degli impianti.

Ma allora: i riscaldamenti no, gli impianti industriali no, solo le automobili? E poi per una diminuzione del 6 %? Eh, è quella più facile. D’altra parte non crederai mica che ci siano chissà che controlli: se non circoli proprio con un rottame, mica ti fermano. E poi, qui torniamo all’assenza di coordinamento. In teoria uno parte in macchina da un Comune limitrofo, fa 10 km, poi dovrebbe parcheggiare e prendere un bus o un taxi per fare gli ultimi 5. Per far rispettare una norma del genere ci andrebbe una cintura di Vigili Urbani intorno alla città. Così si fa più o meno finta. Pensa che perfino i dati dei Comuni sono taroccati. Quando si fanno le misurazioni del particolato, le si fa a intervalli: un’ora, due ore. Naturalmente alle 10 di mattina l’inquinamento è minore che alle 13; dovrebbe contare la media. Ma i Comuni, per ritardare al massimo il blocco del traffico (delle altre misure che ti ho raccontato nemmeno se ne parla), prendono il dato orario più favorevole. D’altra parte il danno è limitato: l’inquinamento da traffico, come detto, è modesto. Però bisogna far vedere che ci si attiva.

Ma qualcosa bisognerebbe pur fare. E come no: imporre la sostituzione di tutti gli impianti di riscaldamento, pubblici, privati e industriali, entro …mah? Vietare alle case automobilistiche la produzione di automobili diesel (e, se si vuole essere lungimiranti, anche a benzina) entro …. In Olanda lo hanno fatto: sembra che dal 2020 circoleranno solo auto elettriche. Trasformare tutte le centrali elettriche (inquinano tantissimo): solo idroelettriche o, tienti forte, atomiche; e qui partono i superinformati da strapazzo. E infine tutto e solo con energie rinnovabili; del costo (reale, non quello che non tiene conto degli aiuti di Stato) non se ne preoccupa nessuno. Hai capito perché moriremo tutti di cancro ai polmoni?

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