ecoauto

Ma allora qual è l’auto che non inquina?

Siamo sommersi da dati che, a essere sinceri, spaventano.

L’Agenzia Europea dell’Ambiente sostiene che l’Italia, con oltre 90.000 morti premature e 1.500 decessi per milione di abitanti è maglia nera tra i grandi Paesi europei per l’inquinamento atmosferico.

E il governo italiano, a partire dal ministro dell’Ambiente, “non ha programmato una politica ambientale ed economica di lotta allo smog“. Tra le cause elencate c’è ovviamente il traffico stradale. A parlare è il coordinatore dei Verdi, Angelo Bonelli.

Tra i rimedi proposti troviamo nuovi strumenti fiscali, economici e regolatori per ridurre velocemente il numero dei veicoli diesel e benzina facendo crescere quelli ibridi plug-in, quelli full-electric e quelli a gas.

Le perplessità sull’elettrico

Fin qui nulla di nuovo, con la solita ricetta delle vetture a bassissime e zero emissioni.

Mentre mi chiedo sempre (supportato dalle tesi del professor Franco Battaglia, editorialista de “il Giornale” sui temi ambientali ) come vengano calcolati questi dati catastrofici (perché 90.000 piuttosto che 85.000 o 90.500), emerge il fattore dubbio da parte degli ecologisti più convinti, nonché nemici giurati della mobilità a motore.

Leggi anche: Morire per inquinamento da polveri sottili: fasulli i dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente

Sfogliando le pagine Facebook mi imbatto nel post di un amico, anti-auto convinto, che riporta una serie di perplessità sulla mobilità elettrica, motivando i forti dubbi con il fatto che i problemi recati all’ambiente risulterebbero (e non è una novità questa affermazione) addirittura in misura maggiore rispetto a un veicolo tradizionale.

La riflessione parte dalla lettura di un articolo pubblicato da “Le Monde” dove il direttore dell’Observatoire du nucléaire, Stéphane Lhomme, spiega come “l’auto elettrica non inquina mentre si muove, ma inquina prima e dopo, e soprattutto sposta il problema dell’inquinamento“.

Come si evince, nessuno ha ancora le idee chiare. Se avete voglia, leggete l’articolo-intervista di “Le Monde”: troverete la risposta (di Lhomme) al quesito che pongo nel titolo a questo commento..

 

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