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Mimmo Laganà mette l’arte nel motore

Dopo molti anni dedicati a restaurare opere d’arte e di design delle più belle e prestigiose auto storiche, Mimmo Laganà inizia, quasi per gioco a fare la sua arte. Viene attratto da tutti quegli inutili pezzi di ferro e latta che si accumulano nello smontaggio delle auto e riempiono gli angoli della sua carrozzeria e spesso colto da “visioni d’arte”. Una sorta di Michelangelo che non vede la sua opera ideale nel blocco di marmo di Carrara, ma nel cumulo di rottami che si annidano in ogni angolo della sua officina. Lunghi pezzi di marmitta lo attirano e lo guardano come fossero gru o flamingo africani, paraurti, bielle e pistoni prendono vita. Parti di auto e moto che hanno partecipato alla storia della bellezza e ritornano ad essere nobilitati attraverso le manone di Mimmo Laganà.

All’inizio quasi un folle scherzo visionario. Un gioco che negli anni si trasforma in arte pura. Ma le visioni continuano con le “TESTATE” di motori che diventano busti celebri; così appare la donna manager Marisa Bellisario,  Gianni Agnelli, Enzo Ferrari, Silvio Berlusconi…e insieme a loro il successo internazionale che trasforma un grande artigiano carrozziere in un artista scultore quotato a livello mondiale. Ospite permanente del museo Ferrari di Maranello e del Museo dell’Auto di Torino. E poi dal Canavese a New York, in un giro del mondo che continua, malgrado la sua idiosincrasia per l’aereo.

Nel 2005 rileva una antica cartiera a Balangero, nel Canavese, sua patria di adozione e nasce la DREAM FACTORY. Un capannone in disuso trasformato in punto di riferimento artistico per tutti i creativi della zona e non solo.

Tremila metri quadrati di vetri rotti, ferri arrugginiti e calcinacci trasformati nell’Atelier di Mimmo Laganà. Un grande maestro del restauro creativo, capace di trasformare l’inferno in paradiso. Un miracolo che solo i veri artisti di razza sanno realizzare.

Nasce così uno spazio d’arte e per l’arte che ospita creativi di tutto il mondo che animano la DREAM FACTORY con laboratori artistici e di restauro. Un sogno antico che si è trasformato in realtà e ha portato tra le nuvole di Mimmo Laganà un nuovo punto di partenza.

Lo abbiamo incontrato nel suo laboratorio e dopo anni che non ci vedavamo abbiamo trovato un anziano ragazzino che ancora pensa di organizzare “IL FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA LIPPA”. Dopo un abbraccio sincero tra due vecchi amici e sinceri appassionati d’arte e di vita gli chiedo:

Mimmo; ma non sei ancora stanco di sognare?

Il sogno fa parte di me ed è proprio l’ingrediente che non mi permette di non stancarmi e malgrado l’età, tengo duro come sempre. I sogni per me sono diventati tutti realtà e se davvero lo vuoi succede. Guarda questo posto. Faceva paura solo ad entrarci e adesso è pieno di amore, di cose belle e di persone fantastiche. Quando ho messo piede per la prima volta nel museo dell’Auto di Torino è stato come entrare in una chiesa. C’erano i miti di tutta una vita: Ferrari, Maserati, Alfa Romeo, Lancia e chi più ne ha più ne metta. Chiudendo gli occhi per un istante ho sognato di portare proprio lì le mie “follie”. Oggi, un intero padiglione è dedicato all’auto e alla follia. Uno spazio visitato da oltre trecentomila visitatori all’anno che giocano con le follie di Mimmo Laganà. Un altro sogno che si è avverato.

Cosa è stata e che cos’è l’automobile per te e cosa è cambiato dai tempi delle grandi griffe italiane che hai tanto amato?

E’ cambiato tutto. Quando ho cominciato io toccare il cofano di una Morgan o la coda di una Duetto era come toccare le curve di una bella donna. Le auto erano fatte a mano e il carrozziere era un sarto di alta moda. Mi ricordo alcuni appassionati che compravano i telaio e poi venivano a farsi costruire l’auto su misura; proprio come si faceva con gli abiti. Altri tempi che non rimpiango perché il mondo deve cambiare, ma un po’ di nostalgia di quelle curve la provo ancora e l’anima del “battilastra” non mi lascia mai.

Ho cominciato a 11 anni come “bocia” di un cartellonista pubblicitario di Messina. Allora anche i manifesti si facevano a mano, uno per uno e in quel laboratorio imparai il piacere dei colori; a riconoscerli, a mischiarli, a familiarizzare con loro. Alla sera sembravo arlecchino e mia mamma passava ore per riportarmi allo stato normale. Qualche anno dopo, proprio di fronte al laboratorio si installò un artigiano carrozziere che trasformava le auto su misura del cliente e io passavo ore a guardarlo lavorare; fino a che gli chiesi se potevo lavorare con lui. Un altro sogno che cominciava.

Ne ho battute e verniciate di lastre prima di approdare nella città dell’auto che ormai considero la mia città a tutti gli effetti.

Qual è il prossimo sogno di Mimmo Laganà?

In realtà sono un involtino di sogni, ma se devo essere proprio sincero, vorrei fare una grande mostra internazionale in un museo importante. Una mostra che mi faccia uscire di strada dal mondo chiuso dell’auto che tanto mi ha dato e i continua a dare e mi permetta di entrare dalla porta principale nel mondo dell’Arte. Ma quando mi guardo le manacce da carrozziere qualche dubbio mi viene; anche se continuo a sognare e mi piacerebbe che questo ultimo grande sogno di realizzasse davvero.

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http://www.touchart.it/mimmo-lagana1/

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