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Nuovo bollo: il lato oscuro che tormenta il Governo

Stanno girando nei corridoi romani diverse simulazioni sul come potrebbe cambiare a breve la tassa di possesso sulle automobili. Per tante ragioni il sistema attuale non convince più perché non è più considerato in linea con i tempi, ma tutte le soluzioni alternative paiono nascere e morire nel giro di pochi giorni.

Qual è il fine che si vuole dare al cambiamento? Introdurre una nuova tassa più sensibile ai temi dell’ambiente senza però rinunciare agli oltre 6 miliardi che entrano ogni anno nelle casse dello stato. Ma non solo: semmai introitare qualcosa di più, nascondendo il tutto dietro il paravento di fare pulizia dei mezzi meno ecologici.

A oggi il costo del bollo auto dipende sia dalla Regione e sia dalla potenza del mezzo misurata in chilowatt tenendo peraltro conto anche di altri fattori, come la classe d’inquinamento (Euro I, Euro II, ecc.), dove tanto minore sarà tale classe e tanto più si pagherà di bollo, soluzione introdotta nel 2010. Inoltre per i veicoli di potenza superiore ai 185 kW – il famigerato “Superbollo” – si ha un aumento di 20 € per kW. Inoltre, le Regioni hanno anche il potere di aumentare o diminuire gli importi dovuti.

Questo a oggi.

Ma che cosa potrebbe accadere? Per esempio un abbassamento in misura da definire per i veicoli a ridotto impatto ambientale che sarebbe pareggiato da un innalzamento a crescere per i veicoli più vetusti. Ma già qui sorgono grossi problemi: per esempio come quantificare il basso impatto ambientale? Fino a qualche anno fa era facile: si teneva conto della CO2 emessa – e così avviene quasi sempre in giro per l’Europa – ma adesso questo parametro mette paura perché se da un lato è facile da calcolare (chi consuma di più emette più anidride carbonica) dall’altro favorisce sfacciatamente le vetture a gasolio che oggi sono quelle più nel mirino degli ecologisti.

Un’altra soluzione sarebbe quella di tenere qualcosa di simile a oggi, dove la cilindrata incide tantissimo, arrivando a grossi sconti per le vetture ibride con l’azzeramento totale della tassa per i veicoli elettrici, pareggiando i conti con l’incremento dei costi per le vetture più vecchie e quindi più inquinanti. Parrebbe la soluzione ideale per l’ala gialla che oggi è al Governo e la cui anima attenta al clima è da sempre sbandierata con orgoglio.

Ma c’è un però grosso come una casa. Può sembrare infatti un grosso favore a chi abita nei grandi centri urbani, dove i limiti di accesso e un uso intenso nel traffico cittadino giustificano i costi più elevati di acquisto, ma anche una sorta di ingiustizia per i tanti che vivono in regioni dove le grandi distanze e l’assenza di centri a elevata concentrazione di traffico che sarebbero soltanto vessati e ai quali un mezzo elettrico o comunque elettrificato può significare più problemi che vantaggi. Ma non basta: c’è infatti il tema dell’incremento della tassa per i veicoli più anziani e qui si va a toccare soprattutto un nervo sensibile che tocca entrambi i colori che sono al governo adesso, quello verde e quello giallo.

Mi spiego: l’ala movimentista, che da un lato plaude calorosamente all’idea per le ragioni sopra già dette, teme però di scontentare un elettorato che ha reso tantissimo in voti nella parte meridionale del Paese, là dove si concentra il più alto numero di vetture vecchissime; per contro l’ala leghista sostiene che del previsto aumento di entrate sui veicoli da Euro 2 in giù per pareggiare l’esenzione dei veicoli più innovativi non entrerà mai nelle casse statali perché è proprio al sud che l’evasione dalla tassa di proprietà è più diffusa. Ergo i conti non tornerebbero.
Morale, trovare la quadra pare molto difficile se non proprio impossibile. Ma siccome servono entrate in più, come verranno spennati ulteriormente gli automobilisti? (viamazzocchi.quattroruote.it)

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