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Petrolio: “Less Than Zero”

Il petrolio, quello che una volta era definito oro nero, è sceso a rotta di collo. Oggi un litro di petrolio varrebbe meno di un litro d’acqua!

“Less Than Zero” il titolo del Wall  Street Journal con chiaro riferimento al romanzo di Brent Easton Ellis. Ed il prezzo del greggio negli Usa ha chiuso per la prima volta con il segno negativo. A Wall Street il Wti (cioè l’indice di riferimento per il mercato americano ha perso il 20 aprile in una sola seduta il 305%, chiudendo con una quotazione andata sotto zero. Risultato? Un barile di petrolio valeva meno di 37,63 dollari al barile. La quotazione del greggio ha influito sul Dow Jones che ha chiuso in perdita del 2,64%. Il Nasdaq ha perso l’1,03%. Questo salto nel baratro ha un solo responsabile, il Covid 19. Da quando sono scoppiati i primi casi in Cina, i prezzi che stavano ai massimi da oltre un anno a 63 dollari al barile sono andati in fumo.

Oltre allo stop di una stragrande maggioranza di fabbriche nel mondo, sul prezzo del petrolio hanno pesato la fermata sia dei voli aerei che dell’intero settore dei trasporti ma ruolo importante ed occulto l’ha la speculazione. Negatività che hanno fatto scendere
la domanda di petrolio di circa 3 milioni di barili al giorno. Il – 305% riguarda il prezzo al barile per le consegne a maggio.

Dal lontano 1946 i prezzi variano mese per mese, permettendo agli investitori finanziari di prenotare i barili di greggio, tenendo presente le prospettive dell’economia.  Il barile con scadenza a maggio valeva lunedì scorso – 37 dollari, mentre il barile con scadenza il mese successivo ha limitato l’handicap con un calo del 16,30% a 20,95 dollari a barile.

Ma non sono mancate mosse azzardate come quella messa in atto da uno dei più grandi fondi al mondo specializzati nell’investimento in petrolio, fondo che ha spostato 760 milioni di dollari sulla prossima scadenza a giugno.

Un mercato quello del petrolio che ha visto protagonisti i tre grandi produttori mondiali, gli Stati Uniti da una parte, Russia e Arabia Saudita dall’altra. Questi ultimi due si erano accordati su una riduzione della produzione per sostenere i prezzi, generando di fatto un evidente scossone delle quotazioni. Ma non è tutto: inutile è stato il recente accordo fra Opec e Russia per il taglio di 10 milioni di barili.

Il petrolio, energia fossile ancora essenziale, comunque non cade in letargo, tanto che è rimbalzato martedì in Asia tornando leggermente sopra lo zero. Un barile di West Texas Intermediate (Wti) per le consegne di maggio viene commercializzato all’apertura dei mercati a 0,56 dollari, contro una chiusura di lunedì sera a New York di -37,63 dollari. La Borsa di Tokyo ha aperto la seduta in calo con il Nikkei che ha lasciato sul terreno l’1,02% a quota 19.469.09 con una perdita di 200 punti. Una pandemia che sta paralizzando l’economia nel mondo.
L’offerta ormai eccede così’ tanto la domanda che i produttori non sanno più dove mettere il greggio estratto. Si sono quasi esauriti i depositi di  Cushing in Oklahoma ed anche le petroliere non hanno una destinazione.

Oggi il petrolio costa meno di un caffè espresso. Ad essere preoccupati sono anche i produttori americani di shale oil. Il rischio è quello di un’ondata di bancarotte. Il petrolio ottenuto dalla frantumazione delle rocce ha costi di estrazione molto elevati.
I magazzini sono strapieni e più che trovarlo il petrolio, come diceva Jean Paul Getty, bisogna capire dove metterlo.

Per gli analisti di Citi Research l’offerta di greggio inizierà a scendere soltanto con la seconda metà dell’anno. I tagli dell’Opec entreranno in vigore dall’1 maggio. Nelle prossime 6 settimane il mercato continuerà a fare i conti con il crollo della domanda e con un eccesso di offerta. Il prezzo del petrolio continuerà ad essere monitorato fino a che la
situazione non tornerà ad essere equilibrata.

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