RiccardoCaramella

(…più di ) Sette domande a Riccardo Caramella

Sette domande al Maestro Riccardo Caramella, torinese, pianista,  musicista ma non solo, artista a tutto tondo, story teller di musica e musicisti. Un personaggio rock nel mondo della musica classica. 

1 – Da quale musicista di ieri o di oggi compreresti un’auto usata? 

Non ho dubbi, visto il mio amore per Giacomo Puccini, comprerei la sua fiammante Lancia Lambda cabriolet, l’ultima e la più amata delle molte automobili che ha posseduto.

Il 18 maggio 1924, il grande compositore (la cui vera passione dopo la musica, le gonne e la caccia, furono le automobili) scrive “La Lambda va benone…per me è la migliore macchina odierna di poco consumo e di grandi risorse”.

Poco prima di morire, mentre è preoccupato dal fatto che la sua ultima opera non avanza come vorrebbe per colpa di altri e che la salute lo sta abbandonando, scrive: “Turandot è quasi terminata, manca solo il duetto del terzo atto. I poeti debbono mandarmi i versi…per fortuna ho la mia Lambda…” e ancora: “Siccome son vecchio e si vive una volta sola… non mi privo di questo sollazzo” (ovviamente la Lambda, ndr).

 

2 – Maestro, hai una strada del cuore?

Certo, la SS24 nel tratto Chiomonte – Salbertrand dove si provava il vero piacere della guida (ovviamente l’autostrada non era ancora stata costruita).

L’ho percorsa un numero incredibile di volte fin da bambino con la mia famiglia prima con una giardinetta e poi con una magnifica 1200 blu con striscia argentata in alluminio o qualcosa del genere.

Papà chiamava il tratto che saliva ad Exilles “l’antipatica”, visto il numero impressionante di tornanti.

Poi l’ho percorsa a partire dal 1965 col mio Muller 50 da cross, per passare successivamente al Gilera 125 5 marce (ma truccato 142) e finire col Suzuki Titan 500.

Ma l’ho fatta anche con la 600 e la Mini. Vale la pena di raccontare che una volta mi fermai con l’auto in una mezza piazzuola, dove non davo fastidio a nessuno. Arrivarono i carabinieri e mi fecero il verbale per aver parcheggiato “in curva”. Mi premurai di far presente che lì non c’era nessuna curva e non creavo pericolo.

La risposta dell’appuntato fu perentoria: “La curva è ovunque e comunque”. Questa frase è passata alla storia.

 

3 – La tua prima auto un ricordo ?

Una Fiat 600 grigio topo, in comodato d’uso da mia madre: mitica!

Malgrado la sua assoluta bruttezza, io mi sentivo il nuovo conquistatore delle strade del mondo.

Poi venne, nel 71, la mia prima macchina: una Mini blu, interni beige, che ebbe una vita tra le più corte della storia dell’automobilismo.

La ritirai (a Torino) in Corso Giulio Cesare e mi fiondai verso il centro per farla vedere agli amici. Mentre attraversavo Corso Siccardi (rigorosamente col verde) ecco un tram che non riuscì a frenare e mi portò via tutta la parte anteriore della Mini, lasciandomi con le gambe che penzolavano nel vuoto.

A parte il fatto che mi andò di lusso (se ero mezzo metro più avanti mi tranciava le gambe), la Mini fu demolita (il contachilometri segnava circa 10 km) e, dopo mesi (intanto avevo ancora a disposizione la 600 grigio topo, quindi nessun problema), me ne diedero una nuova.

 

4 – Inviti un pilota a cena, libero di scegliere chi, di oggi o di ieri ?

Mi piacerebbe poter sedermi a tavola con Jean Pierre Beltoise, per potergli raccontare un gustoso aneddoto che ci coinvolge (lui inconsapevole). Penso che questa storiella gli piacerebbe.

Nell’inverno 70-71 uscivo non proprio sobrio da una serata a casa dell’amica Eva con un paio di compagni di merende dell’epoca.

A terra neve e lastre di ghiaccio. Arrivo con la 600 grigio topo all’altezza dell’Ospedale Mauriziano e giro a sinistra in Corso Re Umberto in testa coda, tirando il freno a mano. Era tardi e praticamente non c’era nessuno in giro quindi mi sentivo autorizzato a folleggiare.

Praticamente….. salvo un’auto che era dietro me e svoltava anche lei a sinistra.

Vengo bloccato dal suo conducente che me ne dice di tutti i colori accusandomi di mettere a repentaglio l’incolumità mia e degli altri.

Io scendo e, impassibile, gli dico in un italiano stentato e con chiaro accento francese: “Sono JP Beltoise, per me queste manovre sono la normale routine, stia tranquillo”.

Il signore (evidentemente un suo fans che non conosceva bene il viso del famoso pilota, ma solo le incredibili performances) rimane piacevolmente colpito al pensiero di trovarsi di fronte ad un suo idolo.

Il tutto finisce con lui che mi fa i complimenti per la brillante manovra mentre io gli firmo un autografo (con i miei amici piegati in due dal ridere).

Se a Torino qualcuno offre in vendita un autografo di Beltoise, chiedete la perizia calligrafica!

Se ne fanno di sciocchezzuole a 19 anni……

 

5 – Una musica che suoneresti  prima di una partenza di F1 di fronte a 100 Mila spettatori, con altoparlanti perfetti.

Senza neanche pensarci proporrei il finale della Danza delle ore di Ponchielli, quello usato, tra l’altro, da Disney in Fantasia nel balletto con i coccodrilli che piroettano con le elefantesse in tutù.

Credo possa accompagnare bene la bagarre di una partenza di Formula 1.

Ovviamente non potrei suonarla io al pianoforte, visto che è scritta per orchestra. Ma la conosco talmente bene che per una volta potrei dirigere!

 

6 – Un viaggio in auto per motivi musicali che rifaresti ?

L’attraversamento del Nicaragua.

Nel 1978 ero in tournée in Sud e Centro America.

Dopo aver tenuto due recitals nel meraviglioso teatro di San José di Costarica avrei dovuto suonare al Ruben Dario di Managua, recandomi in macchina, per poi finire questo lungo giro di concerti (quasi due mesi) a Tegucigalpa da dove sarei rientrato a casa.

Arrivato alla frontiera col Nicaragua ci furono controlli di polizia inenarrabili, ma dopo qualche ora mi lasciarono (purtroppo…..) partire.

Da quel momento fu il delirio, iniziato quasi subito quando un gruppo di guerriglieri (almeno credo lo fossero) iniziò a sparare verso di me, ma ce la feci a darmela. Fermatomi per riprendermi dalla paura, incontrai un ragazzo della mia età che mi disse che con la guerra civile era praticamente impossibile proseguire per Managua sulle strade decenti e che ci si doveva andare percorrendo quelle sterrate.

Non so bene come riuscii ad arrivare a Managua dove il Teatro era circondato e chiuso. Che fare se non tentare di raggiungere direttamente l’Honduras?

Altro viaggio allucinante, con altri spari a destra e a sinistra, ma fortunatamente mai contro di me come la prima volta.

Non sono mai più stato in Nicaragua e quindi mi piacerebbe rifare l’attraversata del Paese e suonare al Teatro Ruben Dario in condizioni più favorevoli, potendomi finalmente gustare il panorama e le bellezze (suppongo) di questo piccolo Stato che mi sono perse quasi quarant’anni fa.

 

7- Maestro, hai lavorato per importanti campagne pubblicitarie di auto, un souvenir particolare ? 

Ho partecipato, come musicista, a due campagne Lancia, quelle della Thesis e della Musa, sempre con Carla Bruni.

Nella prima la testimonial era Maria Grazia Cucinotta e Carla partecipava solamente con una sua famosa canzone.

Per Musa accettò di essere la protagonista in tutto: immagini e musica (cosa molto rara nel mondo della pubblicità)

La scelta musicale cadde su Bang Bang, canzone portata al successo planetario da Cher.

A quel punto toccava a me fare un arrangiamento che potesse valorizzare il filmato e la voce di Carla, cercando di non copiare dalle molte cover interessanti realizzate in tutto il mondo (in Italia Equipe 84 e Dalida) .

Per cercare di avere la giusta ispirazione andai con lei a Budapest (settembre 2007) per girare il film e capire come lo avrebbero realizzato.

Montato il film in varie versioni, a novembre a Parigi registrammo la canzone.

Per completezza dell’informazione devo dire che a Parigi avevo convinto Carla a registrare l’intera canzone e non solo i 30” necessari per le varie versioni del film. Sono quindi l’unico a possedere Bang Bang cantato da Carla Bruni: magnifico, ma per ora resta nel cassetto.

 

8 – Salga maestro, che andiamo … oppure “dai sali … che andiamo ” ?

Ho avuto molte occasioni di viaggi con “personaggi importanti”, ma sempre previsti e quindi non si trattava di sorprese.

Salvo una volta. Vado una decina di anni fa a Cap Nègre per passare un paio di giorni con la famiglia Bruni Tedeschi.

Appena arrivato mi accorgo di aver dimenticato le sigarette e decido di andare in paese a comprarle. Domando agli altri presenti se hanno bisogno di qualcosa. In quel momento arriva una signora che mi chiede se può venire con me per andare in un negozio adiacente la tabaccheria.

Ovviamente le dico di sì; saliamo in macchina e le dico piacere Riccardo, lei risponde piacere Marianne. E poi chiacchieriamo del più e del meno andando e ritornando, quando ci siamo salutati dicendo “ci vediamo a cena”.

A tavola era seduta accanto a me ed ho scoperto che era Marianne Faithfull, leggermente cambiata da quella che faceva impazzire noi ragazzini degli anni ‘60.

 

9 – C’è un’auto nei tuoi sogni, maestro ?

Il mio disinteresse per le auto è praticamente totale.

Mi piacerebbe, però, poter riavere anche solo per un giorno un’auto che fu messa a mia disposizione per una decina di giorni nel 1970: la mitica Alpine Renault A110 1600 o forse 1300 (francamente non ricordo).

In quel periodo avevo una storia con una deliziosa ragazza francese di Beauvais e sarei andato a passare le vacanze di Natale con lei. Un suo amico, che era stato ospite da me in Italia, mi propose di prestarmi la sua auto (sarei andato da Torino in treno) visto che lui si recava negli Stati Uniti.

Accettai volentieri, pensando che si trattasse di una scassatissima R4 o robetta del genere. In effetti era una Renault, ma Alpine!!!

A Beauvais c’era la neve e girare a 19 anni con un giocattolo in vetroresina con motore potentissimo e peso insignificante era praticamente un’istigazione al suicidio, ma fu un’esperienza indimenticabile che mi piacerebbe ripetere (visto che allora me la cavai senza danni, perché non riprovarci…..)

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