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(…più di altre) sette domande a Stefano Piccini (ora in Indonesia)

Stefano Piccini, il pubblicitario di Madrid in sabbatico, è ormai il nostro inviato nel sud est asiatico, la sua avventura continua, dopo Cambogia e Vietnam, ora in Indonesia .

1 – Prima impressione delle strade dell’Indonesia. 

Tutta curve. L’Indonesia, una serie infinita di isole di origine vulcanica, é parte del ring of fire del Pacifico. La conformazione del terreno é irregolare per via della sua formazione e degli innumerevoli eventi naturali ai quali é sottoposta da migliaia di anni. Le strade sono una diretta conseguenza delle forze della natura.

Sali, scendi; tornanti a 180º; chicanes salendo a destra per poi imboccare un lungo rettilineo nel mezzo della fitta vegetazione. Fuori dai centri urbani le strade di Java e Bali sono sicuramente divertenti da guidare.

2 – Differenze tra le strade del Vietnam, della Cambogia e dell’Indonesia 

La Cambogia é pragmatismo: poche (brutte) strade che ti portano ai quattro angoli del paese.

Il Vietnam é caos organizzato: ottime infrastrutture che si scontrano con il traffico asfissiante di un paese in un momento di sviluppo economico vertiginoso.

L’Indonesia é darwinismo: strade ed infrastrutture che devono per forza di cose adattarsi alla natura per poter sopravvivere. La selezione é operata dalle eruzioni vulcaniche, i terremoti e gli tsunami.

3 – Qualità e manutenzione, fondi stradali e opere pubbliche 

Ottime considerate le avversità. Jakarta é a tutti gli effetti una megalopoli, opere pubbliche in continua produzione, ponti ed autostrade cittadine che si snodano fra malls ed un’infinità di grattacieli per provare ad “alleggerire” il traffico. Bali é costantemente in manutenzione. Il turismo la fa da padrone e per le orde di Australiani che atterrano ogni giorni sull’isola i fondi stradali vengono fatti e disfatti in continuazione.

Ci sono due punti in comune fra le due isole. Le strade sono estremamente strette, con corsie dove a malapena può passare una macchina ma che si riempiono di moto, macchine, bancarelle ambulanti di street food e parcheggiatori abusivi. Il secondo punto in comune é diretta conseguenza della conformazione delle strade: per fare 3 km in ora punta nelle due isole ci si può impiegare tranquillamente 3 ore.

4 -Tipi di auto e tipi di guidatori. Chi vince nelle vendite? Giapponesi, tedeschi, o gli odiati americani ?

Il Giappone vince 6-1, 6-1, 6-1. Le marche giapponesi sono le padrone incontrastate delle strade con modelli assolutamente sconosciuti in Europa. Diventa complicato prendere un Grab (l’Uber asiatico) perché non riconosci la macchina che ti viene a prendere.

I drivers in Indonesia sono molto più civili rispetto alla penisola asiatica. Alcuni addirittura frenano per far attraversare i pedoni. Sono abituati al traffico ed alla maniera di guidare. Sono rimasto particolarmente colpito dal “corridoio” che viene costantemente lasciato libero a sinistra per far passare le moto. Le corsie sono strettissime ma nonostante ciò e possibile passare. Anche se a volte (spesso e volentieri) si sale sul marciapiedi con la stessa moto per superare le zone più conflittive. Ammetto candidamente che mi diverte tantissimo guidare la moto, seguire il loro flusso e saltare sul marciapiede :).

5 – Ma le scuole guida esistono da qualche parte  ? 

Mai viste :), credo sia un passaggio generazionale come quando per diventare uomini i ragazzini dovevano uccidere un leone nell’africa subsahariana. Qui é semplicemente prendi la moto/macchina e sopravvivi.

6- Il traffico di Jakarta, cosa ci racconti ?  

Mai visto niente del genere, 3 ore per fare 3km sono la norma. Esiste poi un fenomeno tutto indonesiano: i “vigili del traffico”. In molti semafori, incroci, fuori da bar o ristoranti si trovano persone che svolgono la funzione unofficially. Con fischietto e paletta (rigorosamente rosso fluorescente) dirigono il traffico a cambio di una offerta da parte dei conduttori. Ho assistito varie volte al momento del “versamento alle casse private”. Il finestrino si abbassa e ne esce la mano con la banconota arrotolata che viene presa in corsa dal “vigile”. Di solito 2.000 rupiah, circa 10 cents.

7 – La segnaletica cambia rispetto agli altri paesi ? 

La segnaletica é di un giallo accesso per tutto, abbastanza simile all’europea e di facile comprensione. L’Indonesia é un paese musulmano, estremamente religioso. Mi hanno raccontato che per aprire un conto corrente devi dichiarare qual è la tua religione e naturalmente l’ateismo non é una possibilità riconosciuta come valida. Specialmente a Jakarta le moschee sono ovunque e sono segnalate per cartellonista stradale in blu scuro. L’Indonesia é un paese di contrasti: una vibrante vita notturna fa da contraltare ad una repressione religiosa che é arrivata a proibire l’accesso a Netflix nel paese.

8- Cibo da strada in Indonesia ? Dove si mangia meglio come street food ? A quale piatto la stella Michelin ?

Rispetto al Vietnam ed alla Cambogia lo street food é più organizzato. Nel senso che esistono vere e proprie strade dedicate a mangiare e dove ogni baracchino ha la propria specialità. Non sono sulle guide turistiche quindi bisogna perdersi per trovarle. La varietà dello street food é maggiore qui in Indonesia, personalmente il mio preferito fra tutti quelli provati. Il Perkedel Jagung é assolutamente irresistibile (mais fritto in pastella) come aperitivo ma anche il Bakso (zuppa con noodles, polpette e tofu) quando ben fatto é meritevole di almeno una stella Michelin.

9- La colonna sonora delle strade cambia ? 

Decisamente. Qui non si suona il clacson quasi mai. Mentre in Vietnam e Cambogia si suona ogni volta si sta per sorpassare per avvisare delle proprie intenzioni. Il canto dei muezzin invece é sempre presente, soprattutto nell’isola di Java a prevalenza musulmana. A volte si creano ingorghi nei pressi delle moschee ed il traffico viene rallentato apposta per poterlo ascoltare. In altre situazioni si trovano megafoni sul bordo della strada che ritrasmettono la preghiera per i conduttori che non possono attendere la moschea in persona.

10- Una strada che ti è piaciuta, o una avventura per strada 

Guidare la moto da Pangandaran a Batu Karas. Una di quelle strade tutta curve con a sinistra l’oceano ed a destra la giungla. Un’ora di divertimento puro per arrivare al Green Canyon e godersi una piscina naturale nel mezzo della giungla per qualche ora.

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