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A proposito di : “Professione designer. La più bella del mondo?”

L’Ospite di Autologia, Mike Robinson, Direttore del design e Amministratore Delegato di ED

Impegni di lavoro, che da qualche tempo mi obbligano a trascorrere periodicamente qualche settimana ai piedi della Grande Muraglia, mi hanno anche impedito di assistere al workshop “Professione designer. La più bella del mondo?”, organizzato da #FORUMAutoMotive a Milano un po’ di tempo fa, con la presenza di alcuni designer dell’automobile, che hanno espresso direttamente la loro opinione in merito. (http://autologia.net/professione-designer-la-piu-bella-del-mondo/).
Un dibattito interessante che vorrei riaprire, approfittando di questo spazio per dire la “mia”. Prima di tutto voglio dire che concordo pienamente sul fatto che nella fantasia di ognuno di noi, quando comincia a disegnare, prima o poi compare un’automobile, da disegnare con tutta la creatività che un bambino può esprimere.
Ed è proprio in quel momento che scatta la passione per quell’oggetto che da oltre un secolo non si limita a risolvere i problemi quotidiani di trasporto, ma affascina milioni di persone. Io ne sono un esempio. Un’ora dopo aver compiuto gli anni (16 in Usa) per affrontare l’esame per la patente, sono corso ad acquistare un Ford Mustang. Era bellissima e, se ci penso, mi viene ancora la “pelle d’oca” adesso. Nello stesso periodo mi innamorai perdutamente di un poster della Lancia Stratos Prototipo Zero di Bertone. Rimasi così colpito che decisi non solo di lasciare gli studi di architettura per diventare un designer d’automobili, ma di prendere l’aereo e trasferirmi a Torino, dove c’erano i migliori carrozzieri del mondo, senza mai più tornare indietro.
Certo non fu facile trovare lavoro, e all’inizio facevo anche fatica ad arrivare alla fine del mese, ma la passione per le automobili mi ha dato la forza per superare ogni ostacolo. Già, la passione, quella che io ho avuto sin da bambino non solo per il disegno ma anche per il futuro, tanto che una volta diventato grande, ho sempre cercato di guardare avanti, anzi come alcuni sostengono “troppo” avanti.
Credo, pertanto, che la risposta al quesito sia da ricercare nella passione: se un designer ama quello che fa probabilmente questa professione rimane ancora oggi una delle più belle del mondo. Senza, diventa veramente difficile, specialmente in un momento come questo, in cui non è facile capire quanto e come questo mestiere possa proseguire nel terzo millennio.
Stiamo assistendo a una profonda trasformazione del settore automotive, accelerata dal famoso “Dieselgate”, che ha scatenato una vera e propria corsa tra gli OEM di tutto il mondo per affermare la propria leadership nel settore delle auto elettriche e della guida autonoma. Molte potenziali soluzioni sono state divulgate da aziende del settore informatico, altre definite dagli OEM all’avanguardia per produzioni su larga scala e dichiarate vetture realizzabili, che si guideranno da sole già entro la fine del decennio.
Da parte mia, ho sempre sostenuto che prevedere il futuro è un po’ come guidare nella nebbia. Più lontano cerchi di vedere, e meno sei sicuro di ciò che realmente c’è. Anche perché, nonostante tutto questo “rumore” mediatico, è inutile negare che la strada è ancora lunga prima che la guida autonoma possa veramente essere apprezzata e considerata parte integrante della nostra vita. Il compito di noi designer in particolare, sarà quello di mettere in campo non solo la nostra creatività da un punto di vista “sartoriale”, soprattutto nel momento in cui scomparirà il volante, ma anche quello di creare una vera e propria attrazione da parte dell’utente di un’automobile, che sarà sempre di più un mezzo di trasporto e un po’ meno oggetto di “culto”.
Con questo non voglio dire che gli atelier dei carrozzieri che hanno reso il design italiano, e torinese in particolare, famoso in tutto il mondo, debbano scomparire completamente ma sono sicuro che per loro ci sarà molto meno spazio di prima. È inutile negarlo, oggi c’è ancora la possibilità di realizzare qualche veicolo one-off e di collaborare con i costruttori cinesi, che stanno imparando velocemente a fare e disegnare automobili. Ma fino a quando? Difficile fare una previsione.
Dobbiamo, però, avere la consapevolezza di dover cambiare mentalità. Il fascino delle linee pulite e delle forme più semplici, tipiche del design made in Italy, esisterà sempre ma assisteremo a una profonda trasformazione del settore, in cui accanto al profilo estetico, sarà sempre di più necessario perseguire lo sviluppo del cosiddetto UX design (User experience design), il cosiddetto “design dell’invisibile”, per rendere sempre più interessante la vita a bordo dell’automobile del futuro. La stretta collaborazione tecnica tra gli OEM e i fornitori di primo livello dovrà trasferire il mondo dell’automobile direttamente nell’Era Digitale, frutto della fusione tra due culture, quella automobilistica e quell’informatica.
Un concetto che rivoluziona completamente i processi, dai primi bozzetti sino alla realizzazione del modello e che evidenzia come si stiano evolvendo anche i servizi di progettazione e design. La continua e incessante sperimentazione nell’ utilizzo di nuovi materiali e nell’impiego di nuovi software e di nuove tecnologie di prototipazione rapida, stanno, infatti, trasformando gli strumenti tradizionali dei grandi carrozzieri italiani in nuovi sistemi coerenti con le nuove frontiere digitali del design moderno.
Questo è il mio pensiero che concludo con la piacevole costatazione di non essere un “pazzo visionario” dal momento che oggi finalmente si parla, e anche molto, di veicoli autonomi, che hanno fatto parte della mia vita già a partire dal 1996, con la Lancia Dialogos e la Nea, con i quali, pur interpretando la tradizione del brand, ero già proiettato al futuro con largo anticipo rispetto a quello che oggi sembra una realtà neanche troppo lontana.
Non ci resta che continuare a lavorare con la stessa passione di sempre, rendendoci conto di quanto il mondo dell’automobile sia cambiato velocemente, se vogliamo che la professione di designer rimanga la più bella del mondo anche in futuro.

MikeRobinson

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