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Sette domande a Giuseppe Bonazzi

Giuseppe Bonazzi è professore emerito dell’Università di Torino. Ha insegnato Sociologia dell’organizzazione per oltre 40 anni. Ha pubblicato numerose opere sul mondo del lavoro in fabbrica.

1- Professore, la tua prima auto un ricordo 

Era l’autunno del 1962 ed era una cinquecentina bianca usata, l’ho presa a 30 anni per evidenti motivi economici, ero già’ sposato e avevo il primo figlio.
Prima sono andato per lunghi anni in Vespa e poi ho vissuto la differenza netta, passando dalla Vespa all’automobile.  In realtà per molto tempo ho preferito la Vespa

2 – Guardare un’auto dall’interno di una fabbrica e per la strada, che differenza c’è ? 

C’è un po’ la stessa differenza che c’è tra l’andare in sartoria e vedere come si allestisce un abito, oppure andare in cucina e vedere come il cuoco allestisce il cibo, e invece vedere una bella donna con quell’ abito o vedere una tavola imbandita.


3 – Quale è la tua visione da antropologo sull’auto di domani. Sarà sempre un bisogno primario, se è primario ?  

Dipende dai contesti, se tu vivi nel far west americano dove non ce altro modo per muoversi è chiaro che è un bisogno primario, se invece vivi in una società metropolitana dove ci sono servizi, dove puoi avere anche una macchina in affitto, cade a bisogno secondario o terziario.


4 – L’auto è il nostro vestito ? 

No l’auto non è il nostro vestito, l’auto è un mezzo, io ho una visione molto pragmatica, l’auto è un mezzo di trasporto che può anche dare certi piaceri di velocità e lusso, ma che per me sono secondari e sono concessioni di cedevolezze al consumismo. Come dicevo, ho una visione estremamente pratica e meccanica dell’auto.

5 – Una domanda personale: c’è un viaggio in auto che rifaresti? E con chi ? 

Il viaggio più’ lungo che ho fatto in vita mia è stato da Torino a Teheran, quando ho portato l’auto a mia moglie dalla quale mi ero separato, ma con la quale ero in ottimi rapporti. Ci sono andato con mio figlio, ci abbiamo messo 8 giorni attraversando strade infernali in Turchia e trovando poi strade buone nell’Iran, ancora al tempo dello Scia’. Quello è un viaggio che rifarei per vedere come sono cambiate le strade e quanto riuscirei a resistere in quello stato di leggera incoscienza, che mi ha portato a fare 3-4 mila chilometri con quella macchina.

6 – Ieri operai specializzati costruivano le auto oggi lo fanno i robot. Le auto di domani si devono immaginare senza pilota, alcune sono già funzionanti.  Ma l’uomo serve sempre meno? O è solo un luogo comune?

Per prima cosa eccepisco che siano soltanto i robot a costruire le automobili, perchè un quid umano ci deve sempre essere per le rifiniture, e se non altro per istruire i robot, per controllare che i robot facciano le cose giuste, non si può’ pensare a una robotizzazione al 100 %. Per quanto riguarda la guida autonoma, mi lascia molto freddo perché penso a una robotizzazione solo come ausilio, per esempio se sei stanco dopo aver guidato per centinaia di chilometri la tecnologia può aiutarti, ma altrimenti non voglio alienare il piacere della guida.

7 – Una domanda ancora sul futuro: come lo vedi, con più’ auto o meno auto?

Spero di vedere un futuro con meno auto. In realtà, credo che io non lo vedrò, ma i nostri figli e i nostri nipoti spero proprio che vedano un futuro con meno auto, auto intelligenti, ma soprattutto con un utilizzo intelligente. Non più la proprietà dell’auto, ma l’affitto temporaneo della macchina per fare quel determinato tragitto.  L’utilizzo di auto adattate a un impiego specifico, ad esempio anche molto piccole per la città vanno benissimo, non è logico che una persona sia alla guida di un grosso suv occupato da solo lui stesso, sono degli sprechi assurdi. E’ necessario quindi razionalizzarne l’uso, diminuendo così il numero di automobili per strada.

1 commento
  1. Renato Ronco
    renato ronco dice:

    Molto interessante ed in buona parte condivisibile. Penso però che la quota di piacere debba restare come motivazione: la vita odierna è già così asettica che il piacere anche quotidiano dell’automobile va salvaguardato.
    Per il resto vedo che le previsioni sull’acquisto dell’utilizzo anziché del prodotto auto, anticipate dal prof. Bertodo di cui ho più volte parlato e che risalgono al 1992, sono sempre più attuali.

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