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(…altre) Sette domande a Stefano Piccini

Sulle orme di Stefano Piccini:  dopo Cambogia , Vietnam, Indonesia  e Myanmar, oggi siamo nelle Filippine, quinto appuntamento sulle orme del nostro inviato nel Sud Est asiatico, o se preferite Far East.

E’ un diario di viaggio disincantato, in cui la strada è protagonista, e dalla strada si capisce un Paese, si traggono commenti politici, osservazioni antropologiche e sapori di cibi che questa volta avremmo volentieri evitato …

Non sarà come ascoltare Terzani, ma l’effetto di questi commenti spesso ironici  è comunque intrigante e curioso, ti sembra di viverle un po’ anche tu queste strade di Manila …

1 – Giudicare un paese dalle sue auto e dai suoi guidatori, cosa sono le Filippine?

Più che dalle auto ed i guidatori bisogna concentrarsi sulle strade per raccontare il paese. La cosa che più mi ha colpito fin dall’inizio é la propaganda politica locale: le strade sono letteralmente tappezzate da cartelli con protagonisti i politici locali. I messaggi sono particolarmente “politically correct” nel puro stile da provincia MidWest americana. In ogni paesino/villaggio é presente una foto del sindaco locale augurando Buone Feste da parte sua e della famiglia – con relativa foto di moglie e pargoli “addobbati” per l’occasione :).

I messaggi di “Safety first, drive slowly” si susseguono ogni 500m circa con l’immancabile primo piano del politico locale sorridendo. La propaganda politica va legate a doppio filo con la religione. Quest’ultima si fa sentire molto di più rispetto ai vicini paesi a prevalenza musulmana probabilmente come conseguenza della presidenza Duterte che, eletto nel 2016, é già passato alla ribalta per comportamenti “eccessivi” come denuncia Amnesty International che stima 7 mila  persone ammazzate solo nel 2017, per la War on Drugs del presidente.

É abbastanza comune vedere per strada forze dell’ordine statali e gruppi di vigilanti armati e con “licenza di uccidere” – alla James Bond -chiunque sia sospettato di utilizzare o vendere droghe.

Io personalmente ho deciso durante la permanenza di tornare alle Marlboro, dal drum, per “sicurezza personale” e possibili malintesi.

2 – Situazione traffico e lavori in corso

La definirei Work In Progress. Le strade sono in perenne costruzione in tutte le isole che ho visitato. Praticamente dappertutto ad eccezione di Manila strade asfaltate si alternano a sterrate con cambi bruschi nei quali i conduttori locali si destreggiano come meglio possono. La parte positiva è lo scoprire come le strade vengono costruite, durante il viaggio ho potuto vedere di prima mano tutti i passaggi della costruzione: dalla fase con le scavatrici a quella della posta del cemento. Per viaggiare diciamo che non é l’ideale ma ai fini educativi si può considerare una piccola enciclopedia :). 

3 – Una strada indimenticabile: nel bene, nel male

Nel male: da Islas de Gigantes a Boracay. Passare da un paradiso con 4 turisti occidentali alla mecca del turismo da spiaggia Cinese/Coreana.

8 ore per percorre un totale di 87km cambiando bus 3 volte ed essere trattati come mucche che si avviano al macello. Nelle Filippine il trasporto per strada é complicato e pochi sono i privilegiati con una macchina fuori dalle zone urbane. Coloro che gestiscono i trasporti come conseguenza si ritrovano in una situazione di “potere” rispetto al consumer.

La conseguenza sono minibus da 11 persone che raggiungono abitualmente la quota di 16 o più passeggeri ammassati su se stessi per viaggio. Con continui stop lungo le strade per raccogliere altri possibili passeggeri attraverso urla dal finestrino del conduttore che comunicano il destino previsto. Diciamo che il comfort non é considerato una priorità…

4 – Fermarsi e gustare il cibo da strada: consigli per i viaggiatori?

Meglio scegliere un altro posto :).

Le Filippine sono un paese estremamente religioso – l’unico Cristiano della regione – e sta diventando ancora più conservatore dall’insediamento di Duterte nel 2016. La totale assenza di street food e di mercati notturni mi é stata spiegate in chiave familiare/religiosa.

In una società incentrata sulla famiglia come da buoni precetti cattolici i momenti del pasto e della cena sono chiave per la stessa e per questo motivo i filippini quasi sempre nel passato mangiavano in casa.

Per questo motivo lo street food non si é sviluppato. Il pasto fuori da casa viene considerato una pratica da svolgere per sopravvivere – nel pieno stile anglosassone di un tempo – e naturalmente la scarsa qualità ne é una diretta conseguenza.

Mai visto un paese con tanto junk food e delivery come le Filippine, ad eccezione degli USA naturalmente.

5 – I taxi e i taxisti, a Manila

Le Filippine, come tutti i paesi del sud est asiatico, hanno la loro personale versione del tuck tuck: il triciclo. Una moto con cambio manuale con attaccato alla sua destra quello che noi definiremmo sidecar. La cosa interessante è come le versioni del sidecar cambino da città a città e di isola in isola.

A volte sono comode, altre ti ritrovi seduto a 2cm dall’asfalto e con i tubi di scarico delle altre moto/macchine/bus direttamente in faccia.

A Manila il triciclo é la forma di spostamento numero 1. Per com’é costruito non permette di saltare le code ma é comunque un esperienza viaggiarci, specialmente se carico con le valigie e senza potersi muovere un millimetro.

I tassisti usano tutti il casco – cosa che mi ha stupito parecchio – e sono di solito gentili e con un inglese basico per poter comunicare.

Li ho trovati più propensi rispetto ad altri paesi alla negoziazione, Grab – l’Uber del South East Asia – é ormai una realtà a Manila.

Il coltello dalla parte del manico é passato al turista che può facilmente mostrare il costo della corsa con Grab – che non fa differenza fra turisti e locali – sul suo telefono, per vincere a mani basse ogni tipo di contrattazione.

6 – Incontri per strada ,  qualcosa- qualcuno  che ti viene a mente?

Nelle strade filippine c’é una cosa che mi ha stupito particolarmente perché é l’unico paese in cui l’ho vista: i bambini giocando con un pneumatico ed un palo per farlo correre. Tantissimi dappertutto e con sorrisi a 32 denti mentre ci giocano. Per la mia generazione era sicuramente già tardi ma sono convinto che per persone più anziane di me e con una giovinezza vissuta nella provincia italiana sarebbe un tuffo nel passato :).

7 – Una strada di notte, i fari che illuminano …

Isola di Coron, da Coron Town all’airbnb fuori città dove mi sono alloggiato. Una delle poche in cui guidavo io con una moto affittata. I fari in questo caso illuminano la giungla a destra ed il mare a sinistra. Nel mezzo una strada sterrata con buche, sali-scendi e molta polvere.

Divertente la prima volta ma cominci a odiarla quando la percorri dopo cena e con qualche birra in corpo.

Soprattutto se ti ritrovi davanti un triciclo locale che per forza di cose va molto lento e solleva piccole tempeste di sabbia e polvere continuamente.

7bis- Corriere , camion , moto, auto , rumori, gas di scarico , semafori , clacson … raccontaci un giorno per strada a Manila

Dopo aver visto Jakarta pensavo di aver visto il peggio. Mi sono ricreduto con Manila. La capitale é gigantesca, con varie autostrade che la attraversano. Per fare due chilometri la norma sono 2 ore. I clacson sono un sottofondo costante insieme alla musica disco a tutto volume che esce dalle corriere.

Le corriere sono un’altra delle cose più caratteristiche del paese e della città di Manila. Praticamente delle limousine – solo ed unicamente per la lunghezza – con una spazio per una ventina di persone per sedersi. Tutte seguono un tragitto prestabilito e caricano i passeggeri come se fossero un taxi.

Il tragitto si paga facendo arrivare di mano in mano i soldi fino al conduttore. Mi hanno raccontato che l’importo della tariffa della corsa arriva sempre perfetta in mano al responsabile anche se passa fra 10/12 persone ogni volta.

Al contrario tu di solito scendi alla tua fermata senza telefono e portafogli :).

7tris- Una domanda che ti sei fatto  …

Com’è possibile che lo sport numero uno di un paese con una statura media di 163,5 cm sia il basket?

Non ne ho la più pallida idea ma il basket qui é come il calcio in Sudamerica. Tutti – bambini, adulti, anziani – vestono magliette della loro star NBA preferita per andare in giro durante il giorno. I campi di basket sono dappertutto, dal più remoto villaggio di un’isola sperduta fino alla strada secondaria di Manila. Alcuni sono perfetti, altri meno. I bambini giocano costantemente durante il giorno ma quando cala il sole i ragazzi/adulti prendono possesso del campo per le loro sfide. Il centro della vita sociale nei piccoli villaggi non é il mercato notturno ma il padiglione di basket che di sera è teatro di sfide fra locali.

L’avessi saputo quando ero più giovane e giocavo a Milano forse mi sarei trasferito ed avrei provato la strada del professionismo…

Con i miei 187cm sarei stato un pivot di tutto rispetto qui :).

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