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Tu chiamali, se vuoi, giornalisti

L’Ospite di Autologia, Marcello Pirovano, giornalista, direttore di Japan Car Magazine, Europe Car Magazine, MotorPad TV e Motorpad.It

Una situazione di cui bisognerà pur parlare visto che ormai va degenerando e che non si registrano interventi o prese di posizione significative da parte dell’Ordine dei Giornalisti pur chiamato in causa da più parti.

Succede infatti, sempre più frequentemente, che alle conferenze stampa, agli eventi, ai lanci di nuovi modelli, ai Saloni Internazionali, si registri un incredibile “fritto misto” di presenze tutte – e ufficialmente – accreditate con tanto di badge “PRESS”.

Ora, fatto salvo il principio che chiunque, a casa sua, può invitare chiunque e dialogare con chiunque, ci mancherebbe altro! resta il fatto che per professare l’attività giornalistica, da professionisti o pubblicisti che sia, occorre superare degli esami o certificare certi percorsi formativi. Non a caso è proprio l’Ordine che impone dei corsi di aggiornamento professionale in virtù di una legge di quantomeno discutibile applicazione al settore della Stampa.

Senza rivestire queste considerazioni di particolari, e anche antistoriche, rivendicazioni corporative, è giusto tutto questo? A chi è utile? Perché se un tecnico dentista mette le mani in bocca a uno che ha il mal di denti commette un reato e chi si qualifica giornalista no?

Ma, più concretamente, quale tipo di comunicazione si assicura al pubblico? Viene il sospetto, comprovato troppi e ripetuti esempi, che ormai fa molto comodo una comunicazione acriticamente ripresa pari dai comunicati stampa per essere impaginata, trasmessa e diffusa, specie su certi canali di divulgazione, con il semplice e comodo sistema del “copia e incolla”. Meglio, insomma usare le forbici invece che la penna, pardon, la tastiera di un computer, per esprimere un commento, una descrizione, una citazione storica.

È del tutto evidente e inevitabile che si debba prendere atto che ormai i veri editori, di qualsiasi tipo di comunicazione nel settore dell’automotive e in altri, sono oramai gli uffici marketing e i Centri Media che gestiscono i budget pubblicitari; restano però incomprensibili e più che opinabili i criteri di certe scelte quanto a media e a sedicenti giornalisti.

Come è possibile accontentarsi di un “servizio giornalistico” confinato in 140 caratteri o che lascia all’oste il giudizio sul suo vino?

A me pare una follia. Anche perché, lo sanno tutti tranne coloro che non lo vogliono sapere, che il pubblico che beve tutto quello che gli viene servito in questo modo non è quello che poi ha il necessario potere di scelta e tanto meno d’acquisto; inoltre troppi “like” e numeri vantati di “followers’ sono letteralmente in vendita in Cina a 500 euro per trance di 5.000 teste per volta.

2 commenti
  1. Mister X
    Mister X dice:

    si, signori giornalisti, lamentatevi dei “like”, ma anche voi non fate altro nei vostri scritti di mettere su tutte le auto o manager che giudicate dei “like”, anche per voi, come per Facebook non esiste la possibilita’ di mettere “i dont like”…mai!

  2. Autologia
    Autologia dice:

    “… inoltre troppi “like” e numeri vantati di “followers’ sono letteralmente in vendita in Cina a 500 euro per trance di 5.000 teste per volta.”…ma noi di Autologia.net non ne abbiamo bisogno, meglio pochi ma…buoni! E buoni veramente!

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