7 domande a Carlo Cavicchi
Partiamo dalla fine: chi sarà il curatore della splendida mostra “I nemici del Drake” al MAUTO di Torino?

Basta scorrere il profilo dei curatori per trovare il suo nome.
Scopri poi che aveva già curato, sempre al MAUTO, anche la bellissima mostra dedicata a Senna.
E pensi subito: sì, Carlo Cavicchi è l’automobilismo.
Gli scrivo: non ci sentivamo dai tempi di Autosprint, una vita fa. E lui risponde.
Alcune persone ti restano dentro, insieme ai ricordi. Lo rivedi direttore di Autosprint, in sala stampa tra piloti e uomini di potere del circuito. Poi pensi ai bellissimi libri che ha scritto e alle battaglie, vinte, per fare luce sulla Verità in merito all’incidente di Senna.
Un giovane “ragazzo” del 1947, ingegnere — chi l’avrebbe detto? —, nato a Sasso Marconi.
E allora scopri che lì nacque anche Guglielmo Marconi e pensi al telegrafo, una sorta di antenato del web di oggi
Guglielmo Marconi è considerato il padre delle telecomunicazioni, cioè delle comunicazioni attraverso dispositivi elettronici.
Dopo Marconi, Carlo Cavicchi è il sassese più noto; anzi potremmo proporlo per il premio Nobel…. dell’automobilismo.
Se Marconi ha inventato il media, Cavicchi lo ha riempito di contenuti: quasi l’altra faccia, complementare, della stessa storia.
Insieme, in fondo, raccontano un’idea di comunicazione: et voilà, ecco Sasso Marconi, “la città della comunicazione” è servita!

Ecco cosa ci dice di lui Daniele Audetto, amico e indimenticabile protagonista di rally e Formula 1:
«Poteva diventare un pilota professionista, ma ha scelto il giornalismo e oggi si diverte a scrivere libri bellissimi. È un numero uno, perché non esiste nulla più grande dell’uno. Abbiamo vissuto insieme tante avventure e accumulato infiniti ricordi, sempre in prima linea, dai ghiacci del Nord alle savane e ai deserti africani. Vai, Carlo!
Ti ripeto, anche oggi, di non staccare troppo presto, come quella volta in Marocco, quando mi facevi da driver e, credendomi addormentato, ti sentisti dire in staccata: tieni giù il piede… sempre!»
Ma rieccoci all’oggi, e parafrasando una canzone famosa : “ a Sasso Marconi incontrammo …” un giornalista.
1-La tua prima auto
La Fiat 600 D che avevamo in casa.
18 anni appena compiuti, non potevo aspettare un giorno di più.
Era il 1965, però la prima vera auto tutta mia arrivò nel 1969: una Austin Cooper S verde con il tetto bianco, i codolini e i cerchi Minilite.
Comperata usata ma come nuova.
2-La tua strada del cuore e il tuo rally del cuor
Non ho una strada del cuore, ma da ragazzo sognavo di correre la Bologna-Raticosa che smisero di farla proprio quando cominciavo a gareggiare.
Era un percorso bellissimo che faceva parte anche della leggendaria Mille Miglia.
In quanto al rally ne ho corsi tanti e per lavoro ne ho visti tanti di più.
Fatico a sceglierne uno, ma andare in Grecia o in Finlandia era sempre molto piacevole.
3-Se ti dico Autosprint che ricordo ti viene in mente ?

Praticamente trent’anni della mia vita. Lì ho imparato il mestiere, lì ho vissuto 15 stagioni da direttore con mille soddisfazioni.
Erano i miei anni giovani e tutto quello che toccavo diventava oro.
Mi accorgo che anche solo ripensare a quel tempo mi viene da sorridere.
Un bel segnale, no?
4-E invece se ti dico Quattroruote ?
È stato il mio punto di arrivo, non potevo sognare di più e di meglio.
Una grande redazione, un’altrettanto grande organizzazione, un editore appassionato che sapeva guardare avanti.
Purtroppo i troppi anni sulle spalle hanno preteso una mia pausa professionale, ma sarei andato avanti per tutta la vita.
Oltretutto in un ambiente di lavoro dove nei piani più alti mi apprezzavano e la redazione mi seguiva con passione.
5- Fantasy dinner: chi inviti a cena di personaggi del mondo dell’automobilismo di ieri e/o di oggi?
Lee Iacocca, il papà della Ford Mustang e della Fiesta, l’ideatore delle monovolume e l’uomo della GT40 che sfidò la Ferrari a Le Mans.
Lo conobbi, ospite nella sua casa in Toscana, nel momento del suo massimo fulgore e dopo due copertine su TIME per quello che aveva fatto prima in Ford e poi in Chrysler.
Fu un incontro magico.
Quando lo salutai mi disse «Se passi da Detroit fatti vivo.
Basta che dici alla reception che sei Carlo…»
Ho immaginato mille volte le facce sospette dei guardiani in divisa alla Chrysler mentre io mi presentavo così… Non ho mai osato farlo.
6- Quella volta che Enzo Ferrari ti disse…
Era un martedì mattina appena passate da poco le 9.
Autosprint era uscito con in copertina un attacco al Cavallino per il modo in cui avevano cacciato Arnoux.
Ferrari mi chiese senza nessun preambolo: «Cavicchi, lei viene dai rally, non è vero?»
Risposi di ovviamente di sì e lui «Si vede!» poi mise giù la cornetta.
7- Uno scoop che vuoi ricordare
Più che uno scoop, direi la battaglia per la verità sulla tragica uscita di strada di Ayrton Senna a Imola.
Con Autosprint abbiamo sostenuto contro tutto e contro tutti che si era rotto il piantone, per sei mesi ogni settimana avevamo in copertina la scritta “vogliamo la verità”.
Mi hanno fatto causa in tanti, i vertici più alti della F1, ma non abbiamo ceduto di un millimetro e alla fine il tribunale ha stabilito che avevamo ragione.
7a- Quella volta che… la vita professionale è piena di sorprese, cosa ti viene in mente?
L’estate del 1984 quando Italo Cucci, che dirigeva Autosprint, mi invitò a cena a casa sua.
Lavoravo a Rombo da due anni e mezzo e immaginavo che volesse chiedermi di tornare ad Autosprint ed ero pronto a dirgli di no. Ma mi propose di farlo come direttore al posto suo.
Avevo appena 37 anni ed era un incarico così importante ma anche così difficile.
Accettai, e nel giro i colleghi scommettevano che non sarei arrivato a mangiare il panettone.
Sono rimasto in quel ruolo per 15 anni…

Con Bernie Ecclestone


Con Mauro Forghieri

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