7 domande a Umberto Milanesio
Esiste una Torino musicale che, un tempo considerata quasi una sorella minore della città industriale, oggi si è conquistata un ruolo da protagonista sulla scena internazionale: quello di una delle capitali della musica elettronica.
È come se tra la Torino della fabbrica metalmeccanica e quella della fabbrica musicale esistesse un legame profondo, sotterraneo.
Come se dal sottosuolo ingegneristico e motoristico della città fosse emersa, con una forza quasi tellurica, la sua anima elettronica.
Il ritmo ripetitivo, ipnotico e duro della techno e della musica industriale richiama infatti i suoni della catena di montaggio, delle presse e dei macchinari metallici.
Come se il battilastra avesse, in qualche modo, generato il batterista.
In questo percorso, la musica elettronica è diventata uno strumento di riscatto culturale: ha trasformato vuoti urbani e ferite industriali in luoghi di incontro, sperimentazione e innovazione artistica.
Quando, nei primi anni Ottanta, la techno nasceva a Detroit come colonna sonora dell’automazione e della crisi industriale che ne sarebbe seguita, Torino sembrava rispondere sulla stessa lunghezza d’onda.
Non a caso, il festival Movement Torino è il gemello ufficiale del Detroit Electronic Music Festival.

È dentro questo panorama culturale e musicale che incontriamo Umberto Milanesio, co-fondatore e direttore di Recall: un laboratorio creativo torinese che progetta eventi multidisciplinari, in cui la musica elettronica e contemporanea si fonde con le arti visive, la performance e la rigenerazione urbana.
Tra i progetti più rappresentativi c’è Urbaphonia, un format innovativo che racconta il suono della città ed esplora il rapporto tra onde sonore, architettura e ambiente. L’evento si svolge sul tetto del Lingotto, accanto alla scenografica pista di prova, e richiama ogni anno migliaia di spettatori.
Buon ascolto!
1- La tua prima auto
Una Mini One D, targa EY967…, color panna e rigorosamente con i cerchi neri: un dettaglio che, almeno per ora, è diventato un mio “leitmotiv” quando si parla di auto.
La desideravo da moltissimo tempo. Per questo presi la patente A1 per i 125 cc — pur non avendo una moto e dopo che mi era stato vietato qualsiasi ciclomotore o vettura prima della maggiore età — solo per anticipare l’esame di teoria e poter guidare il prima possibile.
A quell’auto sono legati tanti ricordi, esperienze e viaggi, ma anche molti momenti musicali. In quel periodo producevo musica elettronica ogni giorno e la macchina, per me, era soprattutto un banco di prova: appena finivo una traccia, la testavo con il suo impianto audio.
2- La tua strada del cuore
Bella domanda, ma anche complessa.
Se ci penso, non credo di avere una vera e propria strada del cuore: sono più legato ai ricordi e alle routine di viaggio. Quella che ho percorso più spesso è sicuramente la Torino-Savona, con deviazione prolungata verso Alassio.
Poi c’è la “desertica” Marrakech-Merzouga, in Marocco.
E poi una, anzi più di una, che ricorderò per sempre: le strade della Namibia.
3- Musica in auto? Quale ascolti? E quale suggeriresti?
Cambio spesso: non ho una regola fissa. La scelta dipende dal periodo dell’anno, dal luogo in cui mi trovo e dai gusti del momento.
Due suggerimenti, naturalmente molto soggettivi: musica ambient per i viaggi notturni in autostrada — attenzione, solo se non si è stanchi — e hip hop americano anni Novanta e Duemila per le tratte cittadine.
4- Quali musicisti di ieri e/o di oggi inviteresti in viaggio in auto con te?
Per il passato direi Massive Attack e Portishead, rigorosamente a bordo di un’auto inglese anni Novanta.
Per il presente, invece, sceglierei Apparat.

5- Parlaci del sound di Torino. Quanto pesa l’automotive nel sound della città?
Torino ha attraversato molte sonorità diverse nella sua storia, ma quella che sento più vicina a me è, naturalmente, quella legata alla musica elettronica.
Da molto tempo Torino risuona dentro questo genere.
La città ospita due tra i maggiori festival al mondo, con identità ben distinte e capaci di coprire quasi tutto lo spettro della proposta internazionale di alto livello.
Da questo punto di vista, Torino suona post-industriale e techno, scandita dal ritmo delle catene di montaggio; ma sa essere anche più eterea, melodica, sperimentale, errante.
Forse, più che suonare, ciò che resta dell’automotive “risuona” ancora molto: un’eco fin troppo presente negli spazi dismessi.
6- Un episodio automobilistico legato al tuo mestiere di musicista che vuoi ricordare
Grazie al mio lavoro ho davvero percorso tante strade.
Soprattutto durante il periodo del Covid, quando viaggiare era un lusso: abbiamo attraversato quasi tutta l’Italia, isole escluse, e fatto anche diverse tappe in Europa.
Una “tragedia” da ricordare?
Nel nord più isolato della Scozia, nei pressi di Ullapool, in un paesaggio che di “umano” aveva ben poco, sono riuscito a squarciare una ruota della macchina mentre dovevamo raggiungere una location per registrare un set, con tanto di aurora boreale.
Do la colpa alla guida a destra.
7- L’auto, o il rumore del suo motore, ti ha mai ispirato un brano musicale?
No, ma con URBAPHONIA, insieme all’artista Michele Di Martino, abbiamo realizzato diverse field recordings in occasione dei 20 anni di Urban Lab, lo scorso settembre.
In giro per la città abbiamo raccolto il suono dei motori, le voci — o le tracce — dei quartieri
7a- E dietro la curva?
Un muro di suono — wall of sound, attenzione!





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