(Più di) 7 domande a Teodosio – Teo- Mennuti
Teodosio… già: quanto racconta di noi il nostro nome?
Quanto ci rappresenta un nome? E quanto influenza la nostra personalità?
È ciò che viene da chiedersi incontrando Teodosio Mennuti: «donato da Dio». Un significato che rivela il peso di un nome e, talvolta, il bisogno di semplificarlo per gli altri e soprattutto per sé.
Immagina il campetto dell’oratorio: mentre i compagni gridano «T e o d o s i o, passa!», l’avversario è già scattato da solo verso il gol…
Così scegli di farti chiamare Teo, anche perché reggere il confronto con l’imperatore romano Teodosio non dev’essere affatto semplice.
E quando a scuola ti interrogano su Teodosio, puoi forse farti trovare impreparato? Chi non ricorda l’Editto di Tessalonica, con cui il Cristianesimo divenne religione ufficiale dell’Impero?
Oggi Teo è osteopata e imprenditore nel settore del benessere. Nella sua palestra, personaggi illustri e «very normal people» sudano fianco a fianco, mescolati con naturalezza e senza snobismi. È un mondo pop in una zona considerata snob, ma che in realtà non lo è: merito anche di Teo e del suo riuscito mix di torinesità, professionalità e understatement.
«Una compagna che, per lavoro, vive immersa nel mondo dell’automotive… con tutte le manie dei veri appassionati: per esempio, l’auto deve essere sempre perfettamente pulita…»
Ascoltiamolo:
1-La tua prima auto
La mia prima auto è stata una Fiat Panda 750 Young bianca, targata PZ 262810 e intestata a nonna Maria. Lei e mio nonno contribuirono in modo decisivo all’acquisto del “bolide”.
La Panda mi accompagnò fino a Torino, nel 1990, dove riuscivo a mantenerla lavorando mentre studiavo.
Ero molto richiesto, soprattutto nei fine settimana, dagli studenti e dalle studentesse fuori sede: in fondo, ero uno dei pochi ad avere un mezzo di locomozione dotato di 4 ruote e un motore.
2-La tua strada del cuore
La mia strada del cuore è la SS 96, che da Bari conduce in Basilicata, precisamente a Pietragalla, il paese dei miei nonni.
Ne conosco ogni curva, rettilineo e tornante. Ogni volta che riesco a tornarci, rivivo la stessa sensazione di quando, da bambino, viaggiavo sul sedile posteriore con i miei genitori e i miei due fratelli per andare a trovare i nonni.
3-Fantasy dinner: chi inviti a cena di piloti o protagonisti del mondo dell’auto di ieri o di oggi ?
A una cena immaginaria inviterei Ayrton Senna, Ferrari e Giorgetto Giugiaro: tre mostri sacri, diversi tra loro ma uniti dalla passione per l’auto. Trascorrerei l’intera serata ad ascoltarli, certo di poter imparare qualcosa.
4-Avresti mai voluto allenare o trattare un pilota di F1 ? Chi ?
Avrei voluto essere il trainer e osteopata di Ayrton Senna da Silva, da sempre uno dei miei più grandi miti sportivi.
5-Teo bambino sul sedile posteriore e Teo adulto su quello anteriore
Da bambino, viaggiavo sul sedile posteriore di una Fiat 127 verde bottiglia, con gli interni in similpelle marrone: il luogo delle inevitabili ramanzine dei miei genitori, dalle quali non c’era scampo!
Oggi siedo davanti, al volante: per il momento non ho alcuna intenzione di farmi scarrozzare, perché guidare mi piace ancora.
6-Il tuo stile di guida: più rischio o prudenza?
Stile di guida misto… veloce, a volte indisciplinato sui limiti, ma sempre con ragionevole prudenza.
7- Un accadimento automobilistico legato al tuo mestiere di trainer o fisioterapista…
Quando aspiravo a diventare trainer osteopata, affrontai con tre amici e compagni di corso il viaggio da Torino a Mojácar, in Andalusia, a bordo di una Renault 4 Frog: un’esperienza massacrante, ma bellissima.
8- Un viaggio che vuoi ricordare Bari -Torino o viceversa
Mi viene in mente il primo viaggio in auto con la nostra amata golden, Mafalda: con lei, la percezione del tempo cambiò inevitabilmente.
Prima di allora percorrevo i circa 1000 chilometri in 9 ore e mezza, con una sola sosta tecnica per fare il pieno.
Con Mafalda, invece, era indispensabile fermarsi almeno mezz’ora ogni 250 chilometri. Ho così imparato il valore della lentezza e il piacere di godersi il tempo; in compenso, in quegli anni ho scoperto tutti gli autogrill dell’A14, ciascuno con un fascino particolare.
9- E dietro la curva ?
Dietro la curva… un’altra ancora, altrimenti la guida e la vita diventerebbero noiose.



Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!