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Auto e Cinema: primo tempo

Si fa presto a dire (e scrivere…) di automobili e cinema. Ma è tema complesso, articolato e intrigante. Complesso perché auto e cinema cominciano a evolversi quasi negli stessi anni a cavallo, grosso modo, tra fine ‘800 e inizi ‘900 e, quindi, nel cinema fin dagli inizi c’è l’automobile che è specchio della realtà di allora messa su pellicola. Da qui l’articolato di cui sopra: perché un’analisi anche se grossolana dovrebbe o potrebbe essere quella di ricordare e catalogare un film perché vi appare un’auto o, viceversa, perché è inserita in un film. Insomma, verifica e analisi storica sia sul versante filmico sia della storia delle quattro ruote.

Rimane l’aggettivo intrigante ed è proprio su questo che punterò la mia attenzione. Perché, talvolta, fin dai primi passi del cinema un’auto in un film non è solo un elemento della scenografia ma qualcosa di più. E’ una protagonista del film, rare volte, primaria, quasi sempre, invece, comprimaria indispensabile, strumento ed essenza della storia che è narrata. Perché auto e cinema affascinano, fanno pensare, sognare. divertire. Vanno appunto oltre l’essere il cinema e l’auto in sé. Significano, lasciando insegnamento e memoria. Sgombriamo il campo: non vorrei elaborare una mini enciclopedia di cinema e auto che, peraltro sarebbe ritengo impossibile: il mio fine è quello di ricordare per suscitare memorie, passioni, momenti di vita di tanti come me che del cinema sono debitori in quanto a cultura, divertimento, sogno.

Con l’aiuto della mia memoria e di testi vari proporrò insomma ricordo di film e di auto.

Evito, però, di cucinare la consueta minestra che su questo rapporto cinema auto propone di solito l’immancabile Sorpasso (1962), capolavoro di Dino Risi, e la sempre splendida, qui però “bollata”, Lancia Aurelia B24, guidata dal cialtrone Gassman, che porta a spasso e alla morte sulla statale e l’auto omonime, il timido Trintignant o la rossa Alfa Romeo Duetto “Osso di Seppia”, del Laureato, 1967, regista Mike Nichols, con al volante il giovane Dustin Hoffmann. Perché in questi due casi l’auto e coprotagonista effettiva. Senza la Lancia e l’Alfa entrambi i film non avrebbero spina dorsale. E’significativo però che tutte due siano spider, ovvero la versione di un’automobile più creativa, aperta, appunto alla fantasia, alla libertà di andare e venire su quattro ruote, vento nei capelli. Preferisco quindi, prima di arrivare al dettaglio delle singole pellicole e dell’auto qui presenti, scrivere di categorie.

Con questo termine intendo un tema filmico che si sviluppa anche e grazie in forza di un’automobile specifica. Cito di passata due casi: l’Aston Martin DB5, prodotta dal 1963 al 1965, del classico 007 – e forse il migliore – interpretato dal giovane Sean Connery. Qui James Bond, in ben 6 opere della saga, dispone di una vettura bellissima come linea ma dotata di tutta una serie di artifici attivi e passivi che la rendono una corazzata inaffondabile. La linea della vettura è la classicità elegante delle auto inglesi di gran classe dell’epoca in cui però la modernità è, appunto, la sua dotazione di guerra. Quindi l’auto in questo caso è anche il personaggio e viceversa: 007 è la sua Aston Martin e questa è 007. Stessa cosa accade, però per il suo versante apodittico con la Bianchina di Fantozzi che, se si vuole, è un Aston Martin al contrario. Se l’auto britannica è eleganza unita alla tecnologia, la Bianchina è specchio su quattro ruote del suo proprietario, timido e vessato, in una parola, “sfigato”. Spesso il successo di un film dipende dai particolari. L’aver scelto la Bianchina quel tipo di Bianchina, la versione Berlina 4 posti, prodotta dal 1962 al 1969, è stato un vero colpo di genio perché inquadra del personaggio anche le sue velleità. Infatti, Fantozzi non può permettersi che un’utilitaria, come si diceva a quei tempi, ma ha la modesta tignosa ambizione di averne una particolare: non la 500 di massa o la 600 più spaziosa ma banale. Sceglie la Berlina 4 posti perché ha l’ambizione di essere un poco più ricercata. Infatti, costava di più delle Fiat pari grado. A vederla oggi ai raduni d’auto d’epoca – è il pubblico che sbotta: “la macchina di Fantozzi!” – appare quello che in effetti è: bruttina e leziosa. Vuole e non può, con quel suo cristallo posteriore dritto contro il quale chi sedeva, male, dietro, sbatteva prima o poi la nuca. Ben presto la vox populi dell’epoca definì questa versione “televisore” appunto per quel lunotto. Tra le Bianchine molto meglio erano considerate l’utile e anche armonica nelle linee la Panoramica, che tra l’altro poteva accogliere con relativa comodità quattro persone e un poco di bagaglio, e la sbarazzina Trasformabile o la Cabriolet che davvero era quel che doveva essere. Una vetturetta per sperare nel futuro allegra, colorata, amabile nella sua semplicità.

Volutamente in questa ripartizione per categorie non cito i film seriali prodotti con la stessa auto, visto il successo commerciale. In questo gruppo la parte del leone la fa la Volkswagen Herbie, il Maggiolino tutto matto (1968, produzione Disney regia di Robert Stevenson).Tra l’altro in uno di questi film, prodotti in altri 5 sequel sino al 2005, appare nel primo una Lamborghini 400 GT e in un altro una Lancia Beta Montecarlo. Questa saga disneyana produce forse un curioso elegante riflesso, sarebbe più fine scrivere un portato, non si sa quanto voluto, di cinema d’autore. Woody Allen, infatti, nella sua commedia fantascientifica, ambientata nel 2173, “Il dormiglione” (1973) fa trovare al protagonista (lui stesso) proiettato in un futuro lontano dal suo tempo in una caverna coperta dalla polvere dei secoli, un Maggiolino che risulta essere per lo spaesato stordito poveraccio l’unico aggancio col mondo e i tempi da cui proviene. Ebbene Allen sale a bordo, prova l’accensione. Dopo alcuni grr.gr.. l’inossidabile tedesca si mette in moto. Che spot per la Casa di Wolksburg, che con il suo prodotto assurge a simbolo di un’epoca, appunto quella degli anni settanta del ‘900.

Chiuso con le categorie per stavolta mi fermo qui. Nelle prossime puntate parlerò di film specifici in cui l’auto è partecipe. Confido che chi mi legge diventi parte attiva in questo itinerario fornendo via mail informazioni, contributi, richiami, ricordi, correzioni, etc. Attendo fiducioso…

4 commenti
  1. Autologia
    Autologia dice:

    Grazie Luca Pazielli
    per il tuo apprezzamento e suggerimento. Avevo già in mente di scrivere su “Un uomo e una donna” perchè sia dal punto di vista documentario propone immagini di auto che han lasciato il segno nella mia memoria ( Fulvia HF e Alpine solo per citarne due insieme alla Mustang) sia da quello dell immaginario comune perchè l’opera di Leoluch di fatto presentò per la prima volta al grande pubblico il mondo dei rally. In più, il film come costruzione era molto fascinoso e intrigante…. Sarò ben lieto di leggerti ancora. Saluti a quattro ruote
    Paolo Vinai

  2. Autologia
    Autologia dice:

    Questa serie di storie di Paolo Vinai dedicate alle auto nel cinema andrà avanti con un racconto ogni domenica (…che sembra la giornata più adatta per il cinema)
    La prossima settimana ci sarà un bel pezzo con protagonisti Gian Maria Volontè e la Fiat 850 ne “La classe operaia va in paradiso”

  3. lucapaz
    lucapaz dice:

    Bravo Paolo sarà interessante seguirti in questa ricerca. Ti suggerisco un film spesso dimenticato ma molto ricco di spunti per noi appassionati di automobili. Il film degli anni 60′ di Lelouch “Un uomo,una donna” con l’attore(ma anche pilota gentleman)J.L Trintignant e l’affascinante Anouck Aimèe.Protagonista è l’intramontabile Ford Mustang,ma ci sono anche tanti riferimenti interessanti per gli amanti del Motorsport,con immagini della 24h di Le Mans e del rally di Montecarlo.

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