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“Car of the Year” 2016. Vince Opel Astra, per Mazda terza classificata, un meritatissimo premio alla carriera

La classifica è ormai nota: prima Opel Astra con 309 punti, seguita sul podio da Volvo XC90 (294) e Mazda MX-5 (202). E poi, nell’ordine, Audi A4 (189), Jaguar XE (163), Skoda Superb (147) e Bmw Serie 7 (143). Il prestigioso “Car of the Year” 2016 è andato alla grande favorita: non sorprende perché è stato premiato un modello innovativo e popolare, ricco di tecnologie interessanti come i proiettori Matrix Led e il sistema di assistenza On Star. Non stupisce nemmeno la piazza d’onore alla XC90, che si è giocata il titolo in volata ed è un Suv molto apprezzato dal mercato. Nessun Suv però hai mai vinto finora il titolo di Auto dell’Anno, anche se lo avrebbe meritato in passato la Range Rover Evoque, visto il successo poi riscosso.
Stupisce di più il terzo posto della Mazda, non perché sia immeritato: è semplicemente insolito che lo conquisti una spider, sebbene la Miata sia un’icona ormai storica, la due posti più venduta nel proprio segmento. Non ci credevano nemmeno i manager giapponesi, infatti all’ultimo test drive delle sette finaliste che si svolge ogni anno a metà febbraio sul circuito francese di Mortefontain (dove i 58 giurati di 22 Paesi europei vanno per due giorni a loro spese per provare insieme tutte le vetture) hanno rinunciato perfino alla “presentazione” di rito, che gli altri costruttori hanno invece condito di numeri e suggestioni per convincere la platea. E le MX-5 destinate ai test erano tristemente ghiacciate e abbandonate a se stesse, la mattina delle prove, mentre le altre vetture concorrenti venivano lustrate e messe in ordine da schiere di tecnici. Per la Mazda è stato, comunque, un premio alla carriera, questo meritatissimo.
Va spiegato che l’Auto dell’Anno non è necessariamente la più bella, la più potente e lussuosa (altrimenti la Serie 7 da 140 mila euro non sarebbe arrivata ultima), è invece quella che più delle altre assembla una serie di caratteristiche vincenti. Dal design al prezzo, all’offerta dei motori, alla declinazione dei body (ad esempio station wagon, oltre che berlina). L’Astra ha prevalso per questo felice cocktail di qualità.
Va aggiunto che il Car of The Year si è confermato ancora una volta un premio “democratico”. Non c’è trucco e non ci sono pressioni, non c’è nemmeno sintonia assoluta fra i giurati, nemmeno fra quelli (massimo 6) della stessa nazione. Lo spoglio elettronico delle schede è una sorpresa per tutti. E i criteri di valutazione sono ampi e diversificati. Gli esperti dei Paesi nordici, che dispongono di infrastrutture adeguate, storicamente privilegiano ad esempio contenuti ecologici e qualche volta i loro voti risultano decisivi. Per questo in passato hanno vinto modelli molto tecnologici ma di limitata diffusione come la Nissan Leaf elettrica (2011) e la Opel Ampera ibrida range-extended (2012). Quest’anno nell’elenco iniziale, la longlist delle candidate stilata a novembre, non è entrata la Toyota Mirai, prima vettura a idrogeno in commercio. Perché è ancora un prodotto “virtuale”, limitato a pochissime aree di diffusione. E non sono arrivate in finale gioielli di sportività come la Ford Mustang o Audi R8. La selezione, insomma, segue criteri logici.
Dal prossimo anno la prima scrematura, che porta alla compilazione della “final list” con le sette candidate al premio, verrà anticipata di un mese. Una novità importante, perché le Case ormai trasformano in comunicazione (e marketing) non solo la vittoria del premio, ma anche la qualificazione alla finale. Il Car of the Year fa gola a tutti, resta comunque il trofeo continentale più “vero” e più ambìto.

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