addioDiesel

Diesel addio

Ogni periodo storico ha il “suo” motore. A vapore, elettrico, a scoppio (alimentato da vari combustibili). In questo periodo, a soccombere, sembra dovrà essere il motore diesel (per quanto riguarda le vetture).

E’ impressionante vedere i messaggi di disperazione scritti in forma di articoli da vari giornalisti.

Leggi anche alcuni articoli sul tema, riportati qui sotto, apparsi su Autologia.net:

http://autologia.net/morire-inquinamento-polveri-sottili-fasulli-dati-dellagenzia-europea-lambiente/

http://autologia.net/diesel-una-battaglia-politica-che-spiazza-lindustria-europea/

http://autologia.net/bloccare-traffico-anche-ai-veicoli-diesel-euro-6-vera-scemenza/

http://autologia.net/diesel-condannato-morte-ignorata-la-difesa/

http://autologia.net/annunci-sullo-stop-ai-diesel-teatrini-persone-incompetenti-tuttaltro-interessate/

http://autologia.net/cara-sindachessa-lasci-stare-gli-inutili-annunci-si-preoccupi-invece-documentarsi-un-po-meglio/

http://autologia.net/diesel-non-piu-inquinante-del-motore-benzina-anzi-produce-quantita-inferiori-co2/

Quasi come se stessero assistendo ad un omicidio premeditato in una corsia d’ospedale, organizzato da sindaci di varie città del mondo con l’avallo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

La “sentenza” di quest’ente risale al 12 giugno 2012, ed era stata emanata dal Centro internazionale di ricerca sul cancro (Circ/Iarc). Il suo direttore,  Christopher Portier, aveva dichiarato che “le prove scientifiche sono inconfutabili e le conclusioni del gruppo di lavoro sono state unanimi: le emanazioni dei motori diesel causano il tumore del polmone e l’ esposizione a questa miscela di prodotti chimici deve essere ridotta in tutto il mondo”.

I gas di scarico di questo tipo di propulsore sono da allora classificati nel “gruppo 1”, quello delle sostanze cancerogene certe (mentre in precedenza erano annoverati nel “gruppo 2” delle sostanze ”probabilmente” cancerogene per l’uomo). Anche se i progressi tecnici hanno permesso di abbattere molte sostanze inquinanti è anche vero che la ricerca si è talvolta concentrata molto per avere risultati “mirati”. Va bene ridurre le PM 10, ma se io cerco solo queste è ovvio che troverò solo ed esclusivamente quelle di tali dimensioni (e non le PM 2,5).

La strada da allora sembra ormai segnata e, inesorabilmente, molte amministrazioni comunali (come ad esempio quella di Parigi) hanno preso provvedimenti. Più recentemente è stata la Sindaca di Roma e stabilire il veto per questo tipo di alimentazione, previsto per l’area del centro storico a partire dal 2024 (per i veicoli privati).

Questo nonostante la “difesa” dei costruttori e di molti giornalisti specializzati. Oltre a quanto dice l’OMS, c’è anche un’altra tegola pronta a cadere sui motori diesel. Riguarda il ciclo di omologazione, procedura che “certifica” le emissioni dei propulsori tramite test. Come tutti sanno, è stato proprio il test, affrontato in modo fraudolento dalle vetture del gruppo VW negli USA  (e anche in Europa) equipaggiate con alcuni tipi di motori diesel  a far nascere il dieselgate (durante il test, effettuato sui rulli, si “innescava” un diverso programma delle centralina elettronica). A breve questo tipo di test sarà sostituito da uno effettuato su strada, in grado di rispecchiare di più le reali condizioni di utilizzo. Valuteremo i risultati, anche perché sarà interessante vedere il confronto con i motori a benzina.

Chiudo questa prima parte dicendo che in nessuno degli strazianti articoli letti in questi giorni non citava né lo studio dell’OMS né le future procedure di omologazione. Fatto abbastanza curioso.

Guardiamo avanti senza stracciarci le vesti. Innanzitutto occorre valutare l’indiscrezione secondo la quale, a partire dal 2022, FCA abbandonerà i propulsori diesel. Qualche giorno fa, sul giornale “La Repubblica”, i colleghi Paolo Griseri e Stefano Parola hanno affrontato questa notizia in modo razionale. Il primo ha commentato l’indiscrezione del Financial Times, spiegandone molte bene i motivi e le conseguenze. In sintesi: i costi per l’adeguamento tecnologico derivante da normative sempre più rigide renderanno più costose le vetture con questo tipo di propulsore, proprio nel momento in cui il prezzo di quelle ibride ed elettriche scenderà. Aggiungo: in fondo il diesel, in Italia, ha conquistato una fascia crescente di clienti grazie a 3 fattori: 1) l’eliminazione del superbollo, 2) l’incremento delle prestazioni e (3) il basso costo del carburante. Normale quindi che gli italiani, amanti delle prestazioni e del risparmio, l’abbiano preferito anche per le utilitarie. Una scelta che si deve confrontare però con gli elevati costi di manutenzione superato un certo chilometraggio, dovuto soprattutto alla complessità del tipo di motore. Il diesel è “decollato” in Italia dopo il 1997, grazie all’eliminazione del superbollo. Fattore che lo rendeva precedentemente appetibile solo per i grandi viaggiatori (intenso come gente che percorre più di 40 mila km all’anno). Dopo quella data si è diffuso anche tra i “normali automobilisti”. Questo per dire che per molti di loro il ritorno al propulsore a benzina/ibrido non sarebbe un trauma. A rimanere “orfani” sarebbero quindi quegli automobilisti che per lavoro devono fare lunghe percorrenze. Forse è a questi che pensava il giornalista di Repubblica Valerio Berruti, quando afferma in un articolo apparso recentemente che coloro che hanno accelerato la “fine” del diesel non hanno proposto alternative.

Che ci sono, almeno per gli automobilisti che percorrono chilometraggi normali: FCA – per esempio – è in grado di reagire spingendo la vendita delle vetture a metano e dando il via ad un massiccio sviluppo dei propulsori ibridi e di quelli elettrici.

Stefano Parola invece ha puntato l’attenzione sulle conseguenze sull’indotto, soprattutto in previsione di una maggiore diffusione dei veicoli elettrici (invito a confrontare il numero di pezzi di un motore a propulsione interna rispetto ad uno elettrico per capire l’impatto di questa rivoluzione). Una sfida tecnologica che ha portato Parola a sentire l’opinione di Giorgio Marsiaj, presidente dell’Associazione delle aziende Metalmeccaniche torinesi. L’imprenditore torinese ha dichiarato che si stanno mappando le aziende, identificando quelle che possono essere le capofiliera, per cercare di prepararsi al grande mutamento che interesserà l’industria automobilistica mondiale. Un’azione derivante dal fatto che tutte le più grande aziende hanno annunciato grandi investimenti nel settore dei veicoli ibridi ed elettrici. Sembra quindi che il mondo dell’automobile sia sulla soglia di una doppia rivoluzione epocale. Una è proprio l’abbandono del diesel. Ma questa tessera sempre essere solo la prima di un domino che travolgerà anche quelli a benzina. L’hardware dell’auto sta diventando sempre meno importante. Tutto sembra condurre ad una sempre più elevata dematerializzazione e semplificazione. Cose che sono accelerate dall’importanza del software e dai motori elettrici. Ma questa è un’altra storia.

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