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Quando “El Matador” correva con la Lancia

Un Carlos Sainz ha già difeso i colori dell’automobilismo italico

Esattamente 28 anni fa, era il dicembre del 1992, mi trovavo su un aereo. La meta del mio viaggio era il circuito della “Ciudad Deportiva Islas Canarias” sistemato in una conca polverosa ad un tiro di schioppo da Las Palmas al centro della Isola Gran Canaria. A richiamare la mia presenza su una delle sette isole vulcaniche in mezzo all’oceano era la Race of Champions. Un evento motoristico internazionale che si disputava alla fine di ogni stagione agonistica, e in quegli anni i protagonisti erano alcuni tra i migliori piloti del mondo di rally.

La gara consisteva in una serie di scontri ad eliminazione diretta da effettuarsi mediante prove del tipo “super-speciale”, tra due piloti su due piste parallele che formano un circuito continuo; la gara era per molti versi simile a quella che si teneva annualmente al Motor Show di Bologna presso il circuito ricavato nel piazzale dell'”Area 48″.

Le vetture utilizzate nella Race of Champions erano predisposte dall’organizzazione della corsa con a capo l’ex pilota di rally Michèle Muton e Fredrik Johnsson presidente dell’International Media Productions e variavano di anno in anno.

Quell’anno, a suggello di un’annata fantastica, vinse Adrea Aghini. Invitato in virtù della sua vittoria al Mondiale di Sanremo quando era al volante della Lancia Delta Integrale del Team Martini Racing.

Io però ero stato dirottato da Bologna all’isola tropicale, non per parlare delle gesta dell’allora ventinovenne pilota toscano. A catapultarmi colà fu la notizia che il campione spagnolo Carlos Sainz nella stagione targata ’93 sarebbe stato la prima guida della Lancia Delta Integrale schierata dal Jolly Club con i colori Repsol. Ad Aghini, che sarebbe diventato il compagno di squadra dello spagnolo, toccava invece la seconda Lancia Delta Integrale colorata verde-arancio-bianco in onore dello sponsor Totip.

Nel mondo dei rally, il passaggio de “El Matador” da sempre rivale dell’italiana Lancia e alfiere della nipponica Toyota, destava un forte clamore. Anche perché il 1992 era stato un anno fantastico per Carlos che vinse il suo secondo titolo iridato dopo quello ottenuto nel 1990 sempre al volante della Celica GT-Four.

Ma la Toyota e Sainz decisero di separarsi ed il campione spagnolo scelse di correre su una Lancia. L’abbandono della casa giapponese del team di Ove Andersson fu deciso principalmente per via di varie divergenze con gli sponsor.

Con Carlos ci conoscevamo dalla fine degli anni ottanta. In quel periodo il pilota madrileno si era aggiudicato il Campionato Rally in Spagna prima di debuttare nel Mondiale. Con lui c’è sempre stato un rapporto di rispetto e stima professionale. Fu contento di incontrarmi e in una pausa della gara mi dedicò un po’ del suo tempo libero. Lui in uno spagnolo condito da parole in italiano ed io in italiano ma con tante esse alla fine delle parole… Comunque riuscimmo a capirci e a non commettere nessun incidente diplomatico.

Il vero disastro fu invece la stagione agonistica del 1993 che riservò più dolori che gioie. L’auto si rivelò purtroppo poco competitiva. Il reparto corse Lancia si era ritirato ufficialmente dalle corse al termine della stagione del 1991 e lo sviluppo era fermo a quell’anno. Il ’93 fu una stagione da dimenticare. Solo in Grecia stringendo i denti e le mani sul volante della leggendaria “Deltona” riuscì a guadagnare una posizione da podio, ottenendo il secondo posto; poi due quarti posti, Tour de Corse e Nuova Zelanda, un quattordicesimo posto al Montecarlo e quattro ritiri Portogallo, Argentina, Australia e Spagna ed una squalifica al Sanremo. La classifica al termine della stagione fu veramente impietosa per il campione del mondo in carica che si piazzò all’ottavo posto.

L’unico evento di quell’anno a portare un po’ di gioia e a ridare il sorriso al “El Matador” è stata la nascita della primogenita Blanca. Nel 1994 nasce l’erede maschio. Il nome è premonitore: Carlos. Ora a distanza di ventisette anni da quel disastroso mondiale, un altro Sainz che di nome fa sempre Carlos, ma di soprannome “Chilli” arriva in un team italiano in F1. E che Team: la Ferrari! Un figlio d’arte Carlos Jr., ben consapevole che sarà difficile eguagliare il palmares del padre: 11 stagioni iridate, 196 rally disputati, due mondiali rally conquistati nel 1990 e nel 1992, con 26 vittorie e 97 podi ai quali bisogna aggiungere 3 Parigi Dakar e una Coppa del Mondo rally Raid. Sainz Sr. non è solo stato in grado di mantenere un livello altissimo per molti anni, ma è stato anche capace di adattare il suo stile di guida a tantissime auto e costruttori diversi. Ha infatti corso con costruttori come Ford, Subaru, Lancia e Citroen, passando dalla leggendaria Delta Integrale fino alle moderne WRC.

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