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Quando guidai la Lotus 11 di Graham Hill

Nel corso della mia lunga carriera di giornalista dell’automobile, durata oltre 50 anni, ho guidato più di 3.000 vetture: dalla Topolino alla Rolls Royce, dalla 500 alla Formula 1. Traguardi da sogno!

Eppure l’emozione più grande l’ho vissuta al volante di una piccola auto sportiva, molto spartana nella sua essenza, scomoda e difficile da guidare: una Lotus 11, nota anche con il termine inglese “Eleven”. Naturalmente color verde inglese, originale, autentica. Eppure ho guidato vetture prestigiose. Su strada ed in pista.

Ma quella Lotus 11, guidata senza velleità sportive nel corso di una manifestazione di auto d’epoca in quel di Padova durante una edizione della “Car and golf” su e giù per i colli Euganei, mi ha regalato emozioni uniche. E vi spiego perché.

Quella Lotus 11 era la stessa che Graham Hill  aveva guidato alla 24 Ore di Le Mans agli inizi della sua carriera nel 1956. Graham Hill, unico pilota ad aver vinto due titoli mondiali di Formula 1, ben 5 volte il Gran Premio di Monaco, la 500 Miglia di Indianapolis e la 24 Ore di Le Mans nel 1972.

Mettersi al volante di una Lotus 11 è già una sensazione speciale. E’ la macchina che ha espresso la genialità di Colin Chapman e ne ha fatto la fortuna. E Chapman, agli inizi, la guidava lui stesso in pista partecipando a parecchie competizioni. E’ la macchina che i grandi piloti inglesi ed americani degli anni ’50 e ’60 hanno amato particolarmente. Un nome per tutti: Stirling Moss, che ottenne il record sulla pista di Monza ( all’epoca senza chicane ) di ben 229 kmh di media sul giro. Una macchina che nel solo primo anno di gare, nel 1956, ottenne ben 150 vittorie. E poi, nelle versioni successive e più potenti, scrisse una storia formidabile di risultati.

E’ un gioiello di meccanica e di estetica. E’ leggerissima: a secco pesa soltanto 390 chili! Ha un telaio tubolare rivestito di una carrozzeria filante, affusolata, in alluminio di uno spessore più vicino alla carta velina che alla lamiera. Disegnata da Frank Costin ( altro genio dell’automobile ) ha forme avvolgenti che coprono quasi totalmente anche le ruote per evitarne le turbolenze. Ha freni a disco e ponte posteriore De Dion.  Il cambio è a 4 marce e il motore di 1098 cc. E’ un Coventry Climax che sviluppa soltanto 80 cavalli ma, grazie alla sua leggerezza, la “Eleven” offre prestazioni fantastiche: velocità massima vicina ai 200 km orari ed accelerazione da 0 a 100 kmh. di circa 8 secondi. Ma attenzione: siamo nel 1956/57!

Insomma: è l’opera di quel genio della meccanica automobilistica che era Colin Chapman.

Tanto per darvi un’idea: quando da fermo premevo sull’acceleratore il proprietario della Lotus, che mi seguiva con una Porsche 911 recentissima, non riusciva quasi  a tenere il passo.

Ma quel che più impressiona è la sensazione di trovarsi su una piuma. E pensare di correre su  una qualunque pista, Le Mans in particolare, in quelle condizioni di insicurezza e scomodità ( è rigidissima ), dà veramente il sapore  della sfida. La sfida affascinante dei piloti anni ’50!

Se a tutto questo aggiungete il valore di sedere sullo stesso sedile e guidare con lo stesso volante che stringeva Graham Hill nelle sue mani, in un abitacolo spartano, essenziale, potrete capire perché dico che l’emozione di guida più grande l’ho vissuta con quella Lotus 11. Un vero capolavoro di meccanica ed ardimento progettuale, di estrema semplicità. Una prova della genialità di Colin Chapman. La protagonista di tantissime gare e di tante vittorie.

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