adler_group

L’incredibile storia di Adler, colosso napoletano che da 60 anni fornisce il top dell’automotive comprese Alfa, Ferrari, Porsche,Tesla

Quando si parla di storie aziendali d’un certo rilievo si teme sempre di sconfinare nella pubblicità gratuita. E a noi giornalisti, timorosi di certe maliziose dietrologie, capita di sentirsi un po’ in imbarazzo. Ma ci sono casi unici, storie speciali e sorprendenti, che meritano di essere raccontate per quello che sono e per quello che rappresentano: esempi concreti di capacità imprenditoriale che diventano lezioni di vita.
E’ il caso di Adler, insospettabile azienda della provincia napoletana (sede d’origine a Ottaviano, tristemente nota per aver dato i natali all’ergastolano Raffaele Cutolo, uno dei “padri storici” della camorra) che il 19 dicembre 2016 ha festeggiato 60 anni di sana e prosperosa attività organizzando un evento in grande stile nella suggestiva cornice del teatro San Carlo di Napoli. Sul palco, un irresistibile Paolo Bonolis ha condotto la serata raccontando la storia di questa azienda partita da zero nel 1956 e diventata un colosso di portata mondiale, con aziende e interessi in tutto il pianeta, al servizio dell’automotive (e non solo).
Tutto nacque non in un garage, come per Steve Jobs, ma al piano interrato dell’abitazione di don Achille Scudieri, onest’uomo di provincia che dopo una visita alla fiera di Dusseldorf rientrò a casa “fulminato” dal poliuretano e dalle sue possibili applicazioni. Dopo i primi lavoretti tra le pareti domestiche, l’aziendina si dota di un capannone autonomo e comincia ad affiancare alla trasformazione del poliuretano la sua produzione, con l’utilizzo di macchine schiumatrici che miscelano i prodotti chimici e li erogano allo stato liquido in stampi (“polimerizzati”) di diverse dimensioni, così come richiesti dal cliente. Il loro primo impiego è per il riempimento dei cuscini, delle sedute e degli schienali di divani e poltrone. Col tempo, diventeranno gli interni di un gran numero di auto: sedili, schienali, cruscotti, pannelli, tappeti, rivestimenti…
Evolvendosi a ritmi da record, Adler Plastic è diventata un colosso internazionale: oggi è il primo produttore italiano e il secondo player mondiale di sistemi per il comfort acustico, termico e per l’arredamento interno destinato ad automotive e aerospazio; fornisce i principali produttori del settore (FCA, Ferrari, Opel, Porsche, Audi, Rolls-Royce, Suzuki, Agusta, Alenia, Boeing, Bombardier); è presente in 22 Paesi sparsi per il mondo (dall’Europa alla Cina, dal Brasile all’India, dalla Thailandia all’Indonesia, dal Giappone alla Turchia…); dispone di 63 stabilimenti (una delle operazioni all’estero più recenti è stata conclusa in Germania con l’acquisizione del 100% della Hp Pelzer, multinazionale tedesca leader nel settore della componentistica per insonorizzazione e finitura interna delle auto); può vantare 7 siti di ricerca e sviluppo e occupa 13mila dipendenti per un fatturato annuo di oltre 1,5 miliardi di euro.
Il colosso napoletano non smette di crescere avendo impostato tutta l’attività sull’innovazione continua e sulla diversificazione produttiva. Una delle novità più recenti è stata l’apertura del sito tecnologico di Airola (provincia di Benevento) dove ha sede la TTA Srl (Tecno Tessile Adler), il più grande stabilimento industriale italiano destinato alla produzione di componenti in fibra di carbonio per l’industria automotive: qui vengono costruite le scocche dell’Alfa 4C e de LaFerrari. Da qualche giorno si produce ad Airola anche l’hard-top della versione Rally della Fiat 124 Abarth.
Tra le forniture più sorprendenti, spiccano anche quelle per Porsche, che riceve da Adler i rivestimenti interni del tetto della 911. Ma non solo. L’attenzione all’innovazione spiega come mai a bordo delle Tesla, le auto capofila della rivoluzione della mobilità a emissioni zero, siano presenti più di 20 componenti prodotti da Adler. “I nostri concorrenti non hanno creduto subito allo sviluppo dell’auto elettrica, noi sì, perciò ci siamo assicurati la commessa di Elon Musk, che va ad aggiungersi alle forniture per le auto tradizionali, tutte in crescita costante. Dei circa 92 milioni di auto che saranno prodotte nel mondo nel 2017 – informa l’azienda – 41 milioni avranno a bordo almeno un componente Adler”.
Numero uno del gruppo nato nel 1956 grazie alla geniale intuizione di don Achille, è oggi suo figlio Paolo, 56 anni, ingegnere, entrato in azienda nel 1980, portandosi dentro la sua grande passione per l’auto (ha corso anche nel Trofeo Abarth e nel Challenge Ferrari). Nel 1983 il giovane imprenditore comincia a comprendere l’importanza dell’automotive come ipotesi di sviluppo industriale frequentando la fabbrica Alfa Sud di Pomigliano, della quale diventerà fornitore ufficiale dopo l’ingresso della Fiat, nel 1986.
Amministratore delegato dal 1990, impegnato a fondo nel lavoro e nel sociale, con il tempo Scudieri ha dimostrato di sapersi muovere senza impacci sulla scena planetaria, ma è rimasto legatissimo alla sua terra d’origine, tanto da aver creato, a margine delle attività industriali, anche Eccellenze Campane, un contenitore di piccole imprese operanti nei diversi comparti del settore enogastronomico, con l’obiettivo di promuovere e valorizzare le eccellenze del territorio. Con discrezione, si muove anche nelle periferie difficili, come Scampia, a sostegno di attività mirate a salvaguardare i giovani e la legalità. E per questo è stato ringraziato pubblicamente dal cardinale Crescenzio Sepe e dal sindaco di Napoli, Luigi De Magistris. Il quale ha tenuto a ricordare come Scudieri “abbia saputo internazionalizzare la sua azienda senza perdere il radicamento sul territorio d’origine”.
Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha osservato: “In Italia abbiamo tanti problemi, l’instabilità politica, la crisi delle banche, la corruzione… ce ne sarebbe abbastanza per scoraggiarsi. Poi ti raccontano storie come questa della famiglia Scudieri e ritrovi l’ottimismo. E’ la prova che esiste un modello imprenditoriale vincente. Dobbiamo avere riconoscenza e rispetto per chi dimostra come si fa impresa ad alto livello, partendo dal Sud e guardando al mondo”.
L’internazionalizzazione è ormai la stella polare che guida Adler. E Paolo Scudieri ha voluto sottolineare un aspetto importante legato proprio a questa scelta di campo: “Oggi siamo un’azienda globale a tutti gli effetti e forse anche per questo trovo ancora più importante di prima sottolineare il valore del saper fare italiano. Ma c’è di più: i nostri tredicimila dipendenti rappresentano etnie, culture e religione diverse, eppure lavorano in perfetta armonia perseguendo obiettivi comuni e condivisi. E’ la dimostrazione che se c’è la volontà di cooperare per il bene comune, la pacifica convivenza è possibile. La mia speranza è che certi valori emersi al nostro interno si affermino anche nella comunità nazionale e sulla scena internazionale, per il bene di tutti”.
Applausi e sipario.

1 commento

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *