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Occhio agli indiani

Il Subcontinente (oltre 1.2 miliardi di abitanti) continua a crescere: come popolazione e come forza economica. Oggi il potere d’acquisto individuale medio non supera i 300 euro mensili e la massa non può ancora permettersi un’automobile. Ma l’India studia per diventare, entro trent’anni, la prima potenza globale: più forte della Cina e degli Usa. E i costruttori guardano al futuro, perché il mercato dell’auto anche in quella parte del mondo si prepara a decollare: un rapporto di 2indya.com svela che nel 2050 il parco circolante supererà tutte le altre nazioni, con 600 milioni di veicoli, nonostante la popolazione motorizzata sia ora di appena 13 ogni mille abitanti (contro 756 degli Usa e oltre 600 dell’Italia). In India circolano attualmente 21,8 milioni di auto (il 6% alimentate a metano) e nel 2015 si è registrato il record di 2.771.617 immatricolazioni (3,2 milioni comprendendo i commerciali) con il 9 per cento di crescita. Numeri ancora piccoli, se paragonati ai 24,6 milioni della Cina o ai 17,5 degli Usa. Però la scommessa giustifica massicci investimenti.
Leader assoluta del mercato (con il 46,5% di quota) è Maruti Suzuki, la joint venture indio-giapponese nata nel 1982, che non ha rivali. Maruti Suzuki pensa in grande e punta a vendere nel 2020 due milioni di veicoli; intanto ha ampliato l’investimento sul brand glamour Nexa, da poco lanciato e supportato in tutto il Paese da cento showroom che distribuiscono S-Cross e Baleno. Nella hit parade dei costruttori segue Hyundai, che ha venduto 476 mila vetture nel 2015. E poi c’è Mahindra, specializzata nei Suv e nei pick-up ma in fase di espansione. Ha acquisito (e salvato) i coreani di Ssangyong ed è nota alle cronache italiane per aver conquistato un mese fa la Pininfarina, fiore all’occhiello del design globale: con l’azienda di Cambiano sta preparando una luxury car per sfidare i tedeschi, almeno in India.
L’Auto Expo di Delhi è stato lo specchio di questa realtà mutante. Un Salone quasi all’occidentale, con la presenza dei brand del lusso europei, oltre che dell’accoppiata Jaguar-Land Rover che è proprietà della Tata dal 2008, quando l’acquisì dalla Ford a prezzo di saldo (2,3 miliardi di dollari). Un vero affare, visto che oggi i due marchi british producono immagine e reddito.
Nelle strade di Delhi e nei dintorni della metropoli c’è di tutto: un caos perenne di vetture di ogni tipo, in prevalenza molto datate con qualche imbarazzante catorcio, autobus colorati e sgangherati, furgoni, camion, scooter. Tanti risciò e bici, migliaia di mini-taxi tipo Apecar, i curiosi tuk-tuk che con l’equivalente di un paio di dollari ti scorrazzano ovunque per ore. Nel cuore del traffico, spuntano tuttavia anche parecchie vetture di lusso. Un contrasto che è emerso anche all’Auto Expo.
Tra le novità in mostra destinate al mercato locale, il Suv compatto Brezza proposto da Maruti Suzuki che potrebbe avere un futuro anche in Europa grazie alla formula che rispecchia quella del Vitara e alle dimensioni ridotte, sotto i 4 metri. Tata ha presentato la nuova citycar per l’offensiva sul mercato medio-popolare, una svolta importante dopo il flop della low cost Nano. Ma l’ha chiamata Zica, non potendo prevedere l’assonanza con il virus che terrorizza l’America Latina. E ora sarà costretta a cambiarle nome, anche se molte Zica sono già negli showroom e Lionel Messi, il re del calcio mondiale, reclamizza la vettura in costosi spot pubblicitari.

Grande debutto, al Salone di Delhi, per il marchio Jeep che ha esposto Wrangler Unlimited, Grand Cherokee e Grand Cherokee SRT (con motore V8 Hemi di 6.4 litri e 457 Cv). Per lo sbarco indiano dei suoi Suv-icona Fca ha investito 280 milioni di dollari. Dal prossimo anno produrrà nella fabbrica di Ranjangaon, gestita in joint venture con Tata. “La nostra espansione aggressiva sui mercati internazionali – ha spiegato il capo di Jeep, Mike Manley – è stata uno degli elementi chiave del nostro boom di vendite globali. Lo scorso anno abbiamo cominciato una produzione locale in Brasile e Cina, oggi stiamo lanciando la Jeep nel quinto più grande mercato del mondo ponendo le fondamenta della nostra futura crescita in questo paese”. Come ha sottolineato Kevin Flynn, presidente di Fca India Automobiles, “in India il mercato dei Suv ha registrato una crescita del 22% negli ultimi 5 anni”. L’obiettivo iniziale di vendite è per ora conservativo: 1.500-2000 unità entro il 2017, in attesa di crescere con l’arrivo di modelli meno costosi (tra cui la Renegade).

All’Expo c’era anche uno stand targato Fiat, con la Punto Pure (versione indiana della compatta Evo dotata di assetto rialzato) e la Avventura Urban Cross, un crossover compatto sempre basato sulla Punto. Al debutto inoltre la Fiat Linea 125S con motore 1.4 turbo da 130 Cv, mentre Abarth ha messo in vetrina la 595 Competizione.

Tra i costruttori più impegnati sul mercato indiano, da segnalare Hyundai con una versione “mirata” della Tucson e la Creta, da poco premiata come “Car of the Year” in India. Mahindra ha esposto l’intera gamma, compreso il mini-Suv KUV100 e il più grande XUV 500; il “design corner” in bella evidenza sottolineava la svolta stilistica che deriverà dall’acquisizione di Pininfarina. Renault ha presentato le concept-car Kwid Climber e Kwid Racer, due show car dalla personalità spiccata.

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