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Il primato tedesco è arbitro del futuro dell’automobile

Il mercato dell’auto italiano ha esordito sulla scena del 2017 con un segno positivo (più 10 per cento sullo stesso mese del 2016) e si ha ragione di ritenere che, salvo trascurabili eccezioni, questa tendenza caratterizza anche il resto del mondo. Se ciò è vero vuol dire che la spinta che è in atto ormai da tempo non ha perduto la sua forza e che dunque l’industria dell’automobile continuerà ad essere una delle fonti principali di entrate per le economie di molti paesi. E con ogni probabilità continuerà ad esserlo, si vedrà poi per quanto. Appena qualche anno fa, quando già la crisi mondiale aveva cominciato a mordere, nessuno avrebbe scommesso su questi risultati. E non è del tutto superfluo ricordare che nel 2007 due su tre case americane delle quattroruote, ovvero la General Motors e la Chrysler, versavano in cattive acque. Poi però, con sorpresa di autorevoli analisti ed esperti, c’è stata l’inversione di marcia. Un fenomeno che sembrava effimero e non lo è stato e dal quale oggi si possono ricavare alcune considerazioni che è bene tenere in conto per il futuro.

La prima è che non bisogna recitare affrettati de profundis su un settore produttivo importante come quello dell’automobile. La sua presenza diffusa dagli Stati Uniti all’Asia passando per la vecchia Europa, peraltro rafforzata dall’ingresso nel gioco di players nuovi e agguerriti, sta a testimoniare che non è facile immaginare un suo declino entro tempi medio-lunghi. Certo, è lecito mettere in conto un suo adeguamento a nuove regole alle quali ha forse resistito sinora più del dovuto. Ma c’è da scommettere che alla fine lo farà. E gli incidenti in cui è incorsa la Volkswagen e adesso anche la Fiat e forse altre case sono il segnale di questo avvio senza trucchi verso un industria dell’auto sostenibile. Naturalmente con la sollecitazione dei governi molti dei quali sinora hanno fatto il pesce in barile per poi sdegnarsi a babbo morto.

La seconda considerazione riguarda proprio la il colosso di Wolfsburg. Quando scoppiò il Volksgate alcuni, in maniera non del tutto disinteressata, si apprestarono a spiegare che quel colpo avrebbe messo in ginocchio il gruppo mettendo in serio rischio il suo primato mondiale. Le notizie di questi giorni dicono che la Vw sta continuando a pagare la salatissima multa inflittagli dalle autorità americane sborsando cifre stratosferiche. Nonostante questo continua a difendere il primato e a restare avversario col quale tutti dovranno fare i conti. E questo induce a una considerazione aggiuntiva riassumibile in questi termini: per il futuro chiunque voglia avventurarsi sul terreno delle acquisizioni di cui si parla sempre e spesso a sproposito dovrà tenere conto di questo primato tedesco. A meno che non si voglia fare solo rumore tanto per tenere la scena.

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