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“Raid dell’Etna”: biglietto da visita della migliore Italia

Alfa Romeo 2000 e 2600 Touring spider e 1900 C Super Sprint coupé, Ford Thunderbird, Mercedes Benz 190 SL e 300 SL Roadster o 280 Pagoda, Lancia Fulvia Coupé 1300 S o 1600 HF e Beta Montecarlo, le albioniche Jaguar E, Daimler, MG, Triumph TR3A e Austin Seven Mini 850., le Fiat Dino 2400 Spider e più economiche 1100/103 o 1500 Spider Pininfarina, numerose Porsche, datate come le 356, anche in versione cabrio e le 911 degli Anni ’70, ’80 e ’90 (e quelle poche recentissime, prodotte oggi, o quasi , radunate per il loro “Porsche Tribute”). E una più rara Bentley 4 ¼ Liter del 1936!
Per citare alcune interpreti delle 81 vetture presenti al 18° Raid dell’Etna, organizzato dalla catanese Scuderia del Mediterraneo nelle persone del suo presidente Stefano Consoli, del vice presidente Giovanni Spina e dei loro consiglieri. Quest’anno debuttava lo sponsor Eberhard & Co, casa orologiera svizzera fondata a La-Chaux-de-Fond nel 1887 (rappresentata dalla presidente Barbara Monti e dall’ad Mario Peserico), affiancato da Porsche, Lufthansa, Michelin (pneumatici per vetture storiche), Grandi Navi Veloci, Sicilia Outlet Village, Samperi (pesche tardive “nel sacchetto”). Oltre, naturalmente, all’interessamento dei Comuni di Palermo, Catania e Messina, Cefalù, Lipari, Santo Stefano di Camastra, Assoro. L’ASI ha nuovamente assicurato il proprio patrocinio.
Quello che però vogliamo sottolineare è che questa manifestazione – la quale, durante il proprio svolgimento, prevede anche delle prove di precisione cronometrica, ma solo per chi le vuole disputare, diversamente è libero di non effettuarle e dedicarsi soltanto alle bellezze artistiche e panoramiche dell’itinerario che ogni giorno porta in zone diverse dell’isola – attira ogni anno in Sicilia numerosi stranieri, i quali tornano in patria magnificando i tesori barocchi visti (e fotografati) durante lo svolgimento del Raid, la cucina gustata, i panorami mozzafiato che li hanno beati durante il tragitto di circa 1000 km percorsi nei quasi 6 giorni del raduno.
Delle ottantuno vetture e altrettanti equipaggi che hanno preso il via dalla centrale piazza Verdi di Palermo dopo essere state esposte davanti allo scenografico Teatro Massimo (mentre gli equipaggi si gustavano una deliziosa cenetta nello storico (1783!) e vicinissimo Palazzo Francavilla: tappezzerie in tessuto arabescato, portantine esposte, monete antiche come i vasi e le divise dell’epoca, splendidi quadri ottocenteschi, mobili dell’epoca, una splendida libreria con scala in legno e ferro per raggiungere le rare raccolte di volumi sistemati in alto, sulla balconata superiore), ben 31 portavano partecipanti provenienti dall’estero!
Erano presenti infatti 10 equipaggi svizzeri, 6 del Principato di Monaco, 5 tedeschi e altrettanti provenienti dagli USA (!), 3 austriaci e 2 sudamericani (Argentina e Brasile). Persone che, quando tornano in patria, illustrano agli amici le doti artistiche, paesaggistiche e culinarie, supportate da foto e selfies scattati. Così fanno conoscere Duomi, Basiliche (Cefalu e Assoro), il famoso Campanile dell’orologio astronomico di Messina e palazzi di incredibile ricchezza barocca, teatri con i loro foyer dove – sia al Bellini di Messina, sia al Bellini di Catania, si chiamano entrambi così – un catering da “diner des rois” ha proposto pranzi di succulenta impronta sicula. Oppure panorami mozzafiato come ad esempio quellodal Santuario Madonna della Catena, sull’isola di Lipari o quello della discesa dai Colli Rizzo sopra Messina, per citarne un paio.
E, come dicono gli inglesi “last but not the least”: in tutto ben 200 persone – fra partecipanti e staff – hanno girato l’isola dando notevole impulso all’economia delle località toccate dal Raid dell’Etna, fatta di hotel, ristoranti, bar, spese di affitto dei locali, distributori di carburante, negozi di souvenir e ceramiche, pasticcerie (dolcini di mandorla, cannoli e creme al pistacchio sono andati a ruba durante le soste), prodotti culinari, cartoline e francobolli. Di tutto e di più.
Ben vengano le auto storiche, ben vengano le manifestazioni come questa, in grado di creare il “turismo incoming” con il sistema di propaganda più efficace: il “bocca a orecchia”.
Perché i politici preposti non imparano?

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