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Un grande restauro

Meglio fare un grande restauro o un restauro grande? La celebre pubblicità del pennello “cinghiale”, dove un imbianchino in bici ne trasporta uno gigantesco nel traffico di una grande città, calza come un guanto a quello che sta affrontando un appassionato di Vigone (paese vicino a Pinerolo, in provincia di Torino, diventato celebre perché è da queste parti che ora “abita” uno degli equini più famosi di ogni tempo, Varenne).
Penso che nessuno, nell’universo dei collezionisti italiani, abbia le caratteristiche di Jonny Porcu, colui che si sta cimentando in quello che è sicuramente uno dei restauri più impegnativi “in cantiere” al giorno d’oggi in Italia. L’avventura ciclopica si chiama Viberti CV10. Questo veicolo, realizzato sulla base del Fiat 682, è un autobus snodato prodotto dalla celebre carrozzeria torinese alla fine degli anni ’50. Un mezzo a tre assi, di cui due sulla motrice ed uno sul rimorchio. Il propulsore è un 6 cilindri in linea di 10.676 cm3 ed eroga 150 CV. E’ abbinato ad un cambio a 4 marce con riduttore (grazie ai rapporti da “interurbano” raggiunge a velocità massima di 70 km/h). Ha 71 posti a sedere. Tante per dare in numeri (in tutti i sensi): si parla di un mezzo che ha delle fiancate lunghe 18 metri. Calcolando il frontale e la coda si tratta di avere a che fare con ben 41 metri di lamiere e struttura da rimettere in sesto.
La tecnica costruttiva di questo mastodontico mezzo (recuperato nei cortili della Viberti dopo essere stato vandalizzato dai partecipanti di un rave party abusivo svoltosi negli stabilimenti ormai vuoti) è un saggio della capacità degli “scoccai” della Viberti. Il veicolo non ha un telaio portante sul quale è fissata la carrozzeria ma è un “Monotral”: un complesso intreccio di travi a sezione scatolata di varie dimensioni saldate insieme, che garantiscono una rigidità superiore al classico telaio longheroni. Su questa struttura è fissata la lamiera e il pavimento del bus. “Quello che mi aspetta – dice l’appassionato piemontese – non è un lavoro di carrozzeria bensì di carpenteria. Nel restauro dovrò togliere le lamiera da tutto il mezzo partendo dalla motrice o dal rimorchio. Le fiancate vanno tolte perché tanto sono da eliminare in quanto troppo corrose.
Al di sotto di questo rivestimento c’è una struttura scatolata, che nel CV10 è particolarmente corrosa nella zona inferiore della carrozzeria. Poco male, si tratta di uno scatolato perimetrale che corre tutto intorno al bus”.
Le criticità da affrontare non sono poche: “Altra zona dolente è il piano pavimento in prossimità dell’ appoggio delle tavole di rivestimento dell’abitacolo. Anche qui taglierò moduli di 2 metri, consoliderò gli scatolati di tenuta e sostituirò quelli sul lato del rivestimento esterno, raccordando le ordinate orizzontali-trasversali che arrivano dalla struttura centrale.
La parte più fastidiosa sono i montanti parabrezza che sono irrimediabilmente compromessi. Per questi sarà necessario sostituire tutta la trave che parte dal basso ed arriva fino alla parte superiore del tetto. Fortunatamente non è una trave modellata ma un pezzo rettilineo saldato con una certa inclinazione all’indietro dal basso fino all’alto”.
Dal momento del recupero “Gino” (questo il nome che Jonny ha dato al Viberti) ha fatto subito sentire la sua voce: è partito abbastanza agevolmente dopo diversi anni di sosta forzata, percorrendo qualche metro per sgranchirsi dopo il lungo sonno. In questi giorni è stata verificata anche la funzionalità dell’impianto frenante (azionato ad aria compressa) e è stata fatta una pulizia approfondita.
Ma il grande restauro ha anche una possente comunicazione. Già, perché Jonny è riuscito a coinvolgere e interessare molti giovani appassionati di veicoli storici. Il suo strumento è facebook, dove sulla sua pagina personale e sul gruppo “Rust Boys” (ragazzi della ruggine) racconta le varie tappe di questo suo lavoro. Una cronaca molto dettagliata: con testi, foto e filmati aventi come protagonista “Gino”, Jonny documenta passo dopo passo i suoi lavori. Un utile documentazione che può essere d’aiuto anche per altre persone che stanno facendo restauri meno impegnativi.

2 commenti
  1. Andrea
    Andrea dice:

    Che dire… forza Jonny… ho usato la tua stessa filosofia sulla mia barchy… ma aconfronto è un giocattolino. Congratulazioni e… buon lavoro!!!

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