540.000 visitatori al Salone Auto Torino: quando la storia dei motori incontra l’auto del futuro
Torino si conferma capitale dell’automobile con un Salone costruito intorno al pubblico. Ma accanto alle auto del futuro, tra elettrico e maxi-SUV, sono ancora la storia, il design e il rombo dei motori a regalare le emozioni più forti.
Tre anni fa, quando il Salone dell’Auto tornò a Torino dopo cinque anni di pausa, seguiti al trasferimento a Milano del Parco Valentino Motor Show, sarebbe stato difficile immaginare una nuova manifestazione capace di portare 540.000 persone nel cuore della città senza ricorrere ai tradizionali padiglioni fieristici. Eppure, è proprio il risultato ottenuto dalla terza edizione del Salone Auto Torino, svoltasi lo scorso fine settimana.
Un numero che dice molto, ma forse non dice tutto. Perché il vero successo della manifestazione non sta soltanto nelle 40 anteprime, nei 200 modelli esposti o nei 47 brand presenti. Sta soprattutto nella capacità di aver costruito un format pensato per il pubblico, gratuito, all’aperto e inserito nel cuore della città. Un’esposizione nella quale non si va soltanto per vedere automobili, ma per vivere l’automobile.
E i numeri lo confermano: oltre 3.000 test drive effettuati nei Giardini Reali Bassi, con diversi marchi che hanno registrato il tutto esaurito nelle prenotazioni.
Due Saloni dentro un unico Salone
Camminando tra Piazza Castello, Piazzetta Reale e i Giardini dei Musei Reali, però, emerge una sensazione particolare. Quasi come se Salone Auto Torino contenesse al proprio interno due manifestazioni differenti.
La prima è quella che parla direttamente al cuore degli appassionati. È il Salone delle automobili che hanno fatto la storia, delle sportive, dei capolavori di design e delle vetture che hanno trasformato il semplice concetto di automobile in qualcosa di molto più grande.

Qui il passato non è nostalgia, ma cultura automobilistica.
La Ferrari F40 e la Testarossa, la Lamborghini Miura P400 SV, la Lancia 037, la Beta Montecarlo, insieme alle tante creazioni firmate da Pininfarina, Bertone, Italdesign e dagli altri grandi nomi del design italiano, hanno restituito al pubblico qualcosa che nessuna scheda tecnica può raccontare: l’emozione.
Sono automobili nate in un’epoca nella quale il motore si sentiva, il cambio richiedeva partecipazione, le proporzioni contavano e una vettura poteva diventare immediatamente un oggetto del desiderio. Il contributo del MAUTO, della Fondazione Gino Macaluso per l’Auto Storica e dell’ASI Automotoclub Storico Italiano, tanto per citarne alcuni, ha ulteriormente arricchito questo viaggio nella storia del design e del motorsport.
E proprio qui si trova probabilmente uno degli elementi più riusciti del format torinese: mettere sullo stesso percorso l’automobile di ieri e quella di domani.
Dall’altra parte, l’auto del futuro
Poi ci si sposta tra gli stand dei costruttori e la prospettiva cambia radicalmente.
La fotografia dell’automotive contemporaneo restituita da Torino è inequivocabile: la presenza asiatica, e in particolare cinese, è stata davvero massiccia. BYD, Changan, Chery, Dongfeng, Geely, GWM, Hongqi, OMODA JAECOO, XPENG, Zeekr e molti altri hanno portato in piazza una quantità impressionante di novità. Una presenza capace di affiancare marchi storici, grandi gruppi internazionali e nuovi protagonisti del mercato.
Ma al di là dei numeri, è stato l’impatto visivo a far riflettere.
Molti di questi nuovi modelli sembrano appartenere alla stessa famiglia: SUV sempre più grandi, imponenti, tecnologici e prevalentemente elettrificati, spesso caratterizzati da linee molto simili tra loro. Cambiano il logo, qualche dettaglio della carrozzeria, gli interni e le denominazioni, ma il rischio di una certa omologazione stilistica appare evidente.
È una contraddizione interessante. Da una parte un’industria automobilistica che non è mai stata così tecnologica e ricca di proposte; dall’altra una sensazione di uniformità che rischia di togliere personalità al prodotto.
E proprio per questo, davanti a una Miura, a una F40, a una 037 o a una delle tante “chicche” di design esposte nella Corte d’Onore di Palazzo Reale e nei Giardini dei Musei Reali , diventa difficile non chiedersi dove sia finita quella capacità di creare automobili immediatamente riconoscibili, capaci di emozionare ancora prima di essere guidate.
E l’Europa?
In questo scenario la presenza dei costruttori europei è apparsa decisamente più selettiva. Tra i grandi gruppi, Stellantis ha avuto il merito di fare bene gli onori di casa, portando a Torino alcuni modelli interessanti e soprattutto marchi profondamente legati alla storia automobilistica italiana.
Alfa Romeo, FIAT, Jeep, Lancia, Maserati, Abarth e gli altri brand del gruppo rappresentano infatti una parte importante dell’identità automobilistica del nostro Paese. E vedere la nuova Lancia Gamma, e le nuove FIAT Grizzly e FIAT Grizzly Fastback insieme alle proposte più recenti del gruppo, accanto alle grandi protagoniste della storia italiana, ha creato un ponte particolarmente significativo tra passato e futuro.
Il vero vincitore? Il pubblico
Alla fine, però, il dato più importante resta quello dei 540.000 visitatori.
Perché il successo di Salone Auto Torino dimostra che il pubblico continua ad avere voglia di automobili. E soprattutto dimostra che, per attirarlo, non servono necessariamente enormi padiglioni e stand faraonici.
Serve un’idea.
Torino ha trasformato il centro storico in un’esposizione a cielo aperto, accessibile, gratuita e capace di mettere insieme famiglie, curiosi, professionisti e appassionati. Un format che ha unito prodotto, storia, design, motorsport, innovazione e possibilità di guidare le automobili realmente.
Ed è forse proprio questo il messaggio più interessante che arriva dalla terza edizione del Salone.
L’automobile cambia, ma la passione non è cambiata.
Può essere elettrica, ibrida, con tanti schermi nell’abitacolo e sistemi di assistenza sempre più sofisticati. Può essere enorme, tecnologica e connessa. Ma quando il pubblico si trova davanti a una Miura, a una F40 o a una Lancia 037, qualcosa scatta ancora.
Ed è probabilmente questa la forza di Salone Auto Torino: aver capito che per parlare dell’automobile del futuro bisogna continuare a raccontare anche quella che ci ha fatto innamorare dell’automobile. E non c’è nulla di meglio che farlo a Torino, in uno dei luoghi simbolo dell’automobile.



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