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Antonella Mandelli, la Signora dei rally

Affascinante e veloce. Femminile e grintosa.

Se l’icona degli Anni ’70, per l’immaginario collettivo, era rappresentata da Donatella Tominz, “mula de Trieste”, negli Anni ’80 lo è stata Antonella Mandelli. Senza alcun dubbio.

Capelli mossi, un bel viso, sempre sorridente, un fisico da indossatrice, bloccava le verifiche quando arrivava in T-shirt leggera e hot-pans, se faceva caldo, con lunghe pellicce lasciate aperte che lasciavano intravvedere stivaloni all’ultima moda e minigonne mozzafiato, se i rally si svolgevano nei mesi freddi. Anche quando indossava la tuta ignifuga, molto aderente, rapiva gli sguardi degli appassionati. Sempre al centro dell’attenzione, come ho raccontato anche sul mio libro  “Sotto il segno dei Rally 2” pubblicato da Giorgio Nada Editore.

Sembrava quasi impossibile, lei così minuta, che riuscisse a guidare la Fiat 131 Abarth, macchina difficile e scorbutica nelle reazioni, con tanta aggressività. Realizzava spesso tempi impegnativi per molti top driver. Come al 4 Regioni 1982 dove fece sfracelli, finendo 10ª assoluta, in coppia con Fiorella Maggi, con la “31” del Jolly Club.

In una gara velocissima, vinta da uno straordinario “Lucky” Battistolli, in coppia con Fabio Penariol, davanti a “Tony”-“Rudy” e a Biasion-Siviero, tutti e tre con l’Opel Ascona 400 di Conrero.

Quell’anno Antonella si aggiudicò il campionato italiano femminile. Ma fece vedere cose egregie anche in campo internazionale. Settima in Costa Brava, ottava al Race e a Madeira. Con questi risultati trionfò anche nell’europeo.

L’isola di Madeira, in mezzo all’Atlantico, fu il suo terreno di conquista nel periodo ferragostano. Per diversi anni.

Diventò la regina. Iniziò con un secondo posto assoluto, dietro alla Ford Escort di Aly Kridel nel 1981, proseguì con l’ottavo nel 1982, finì terza, con a fianco Tiziana Borghi, sulla 037, nel 1983. Dietro a Miki Biasion (037) e a Snijers (Porsche 911 SC). Proprio con la Lancia Rally Antonella si trovò particolarmente a suo agio. Si adattò presto al “missile” Lancia. Tanto da arrivare spesso al limite fino ad incorrere in uno spettacolare incidente in Spagna, al Race-Costa Blanca, sempre in quell’anno. Per fortuna senza conseguenze. Ancora terza a Madeira, quinta al Catalunya, con la “37” nel 1984. Campionessa europea due volte (1982-1984) e una volta tricolore (1982). Un palmares importante.

Riempì le pagine dei giornali rosa il suo matrimonio con George Garvin Brown III, discendente della famiglia proprietaria del famoso marchio di whisky “Jack Daniel’s”. Una vita sotto i riflettori.

In quegli anni, in campo femminile, ad essere antagonista della Mandelli c’era Paola Alberi, triestina, con Michela Cressi, anche lei “figlia della Bora”. Una coppia che oltre allo charme si faceva apprezzare per la determinazione nella guida. Debuttarono con l’A112 al Rally di San Marino 1980. Ancora con la “piccola” l’anno successivo, quindi nel 1982 ecco la Fiat Ritmo Gruppo N. Ma fu con la 130 Gruppo A nel 1983 che Paola ottenne i migliori risultati. La portarono al titolo tricolore, bissato l’anno successivo alla guida della Citroen Visa Gruppo B. In coabitazione con Pierangela Riva, diretta avversaria con la Peugeot 205 GTi 1.6 Gruppo A.

Bravura, eleganza e femminilità, il distintivo mai abbandonato dalle “Signore dei rally”.

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