asaps2

Giustizia o follia: guidare ubriachi adesso si può (…se si va piano)

Pubblichiamo un post apparso sul sito dell’ASAPS, che a sua volta riprende un articolo preso da Il Giornale a firma Andrea Cuomo, per raccontare una storia paradossale che genera una domanda chiara: “ Giustizia o Follia ?” Gli Amici Sostenitori della Polizia Stradale non hanno dubbi:  “ Secondo noi più follia. Queste sentenze sempre più frequenti e sempre più preoccupanti. Ora anche la conferma della Cassazione. Intanto gli ubriachi recidivi causano poi incidenti gravissimi, l’incidente del taxista di Milano o quello con tre morti di domenica sera a Ragusa!. (ASAPS)
Insomma, la legge non ammette ignoranza ma ammette lo Spritz, purché senza sprint. E applica una sorta di buona condotta preventiva, che non fa sconti sulla pena ma la sbianchetta in partenza.”

La storia.

Vuole il paradosso del calabrone, tanto di moda negli ultimi anni come claim motivazionale da psicologo di scarso talento, che il suddetto insetto non abbia la conformazione fisica per volare – troppo pesante, troppo poco aerodinamico – ma che lui non lo sappia e quindi volteggi nell’aria goffo ma inconsciamente efficiente.

Ora c’è anche il paradosso dell’ubriacone. Egli non ha la conformazione psicofisica per guidare ma lo sa, e quindi va piano, va sano, va lontano. E non si becca nemmeno la multa.

C’è questa storia che arriva dalla provincia di Treviso che è quasi inverosimile per come ribalta una fila di luoghi comuni. Narrano le cronache che un trentatreenne di Spresiano sia stato sorpreso dalla polizia stradale l’ormai lontano 1° maggio del 2016 in località Villorba, sempre nella provincia che ha dato i natali al Prosecco, alla guida del suo autoveicolo con un tasso alcolico nel sangue di 1,10 grammi per litro, più del doppio del massimo consentito dalla legge (0,50) e ben oltre anche il limite che divide il codice amministrativo da quello penale (0,80). Il guidatore è allegro ma mansueto, si mostra collaborativo con la sobria autorità, fa notare che andava piano e guidava con grande prudenza malgrado la scarsa lucidità alcolemica. Malgrado ciò la giustizia, come si dice in questi casi, fa il suo corso. E il giovane si becca, da sentenza di primo grado, venti giorni di arresto, una multa da mille euro di multa e una sospensione della patente lunga otto mesi. Il giovane, consigliato da un avvocato spericolato o forse solo molto ottimista, decide di fare ricorso contro la sentenza severa ma giusta alla Corte di Appello di Venezia. Che, un po’ a sorpresa, ribalta la decisione dei giudici di primo grado. Per i giudici veneziani il comportamento particolarmente quieto e prudente del giovane configura un reato di «particolare tenuità» su cui val la pena chiudere un occhio. Una scelta piuttosto bizzarra visto il fatto che il giovane aveva già un precedente per lo stesso reato. Quindi colpa e sanzione entrambe cancellate, e non per vizi procedurali come accaduto in altre situazioni simili ma per il convincimento dei giudici della Corte d’Appello che alla situazione possa essere applicata la clausola prevista dall’articolo 131 bis del codice penale.

Insomma, la legge non ammette ignoranza ma ammette lo Spritz, purché senza sprint. E applica una sorta di buona condotta preventiva, che non fa sconti sulla pena ma la sbianchetta in partenza.

Da un lato c’è da ammirare una giustizia che ogni tanto sa essere umana e perfino impanata di paternalismo. Dall’altro però ci sarebbe piaciuto vedere questa clemenza applicata a materie che non mettessero a repentaglio l’incolumità di chicche e di sia, come avrebbe detto Totò.

Che poi la sentenza della Corte d’Appello sfida anche un po’ la logica. E qui torna a svolazzare il calabrone. Se partiamo dal presupposto che un uomo che per i prontuari di legge è ubriaco fradicio sia in grado di avere abbastanza raziocinio da evitare qualsiasi comportamento avventato al punto da premiarlo con la cancellazione del reato, viene a cadere la ratio stessa della norma, che nega per principio qualsiasi capacità di discernimento a chi abbia bevuto più di un bicchiere (nemmeno troppo pieno) di vino. Altrimenti come negare a chi venga sorpreso a guidare ebbro e a velocità più sostenuta ma comunque entro i limiti del codice il beneficio del dubbio che fosse comunque perfettamente in grado di non essere pericoloso per sé o per gli altri?

Ammettere un’eccezione tanto clamorosa a un principio che garantisce la nostra salvezza, vuol dire creare un precedente pericoloso, che potrebbe consentire a chi non ha il porto d’armi di girare con un revolver carico in tasca solo perché appare di buon umore.

Bere e non guidare, oppure non bere è guidare è uno dei pochi comportamenti civili a cui la paura di rimetter soldi e punti della patente ci ha costretto ad adeguarci. Basta un po’ di collaborazione per mandare tutto in malora? Beviamoci su.

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *