epa06628359 Inaki Rueda (L), Head of strategy at Scuderia Ferrari, Finnish Formula One driver Kimi Raikkonen (top) Scuderia Ferrari, and German Formula One driver Sebastian Vettel pose on the podium for the 2018 Formula One Grand Prix of Australia at the Albert Park circuit in Melbourne, Australia, 25 March 2018.  EPA/DIEGO AZUBEL

La vittoria di Melbourne è stato un capolavoro misto di strategia e di fortuna.

Una vittoria un po’ fortunosa ma geniale e audace quella di Vettel e della Ferrari, per come è maturata. Non è un caso che il Cavallino abbia mandato sul podio in Australia a ritirare la coppa per la vittoria della squadra proprio lo stratega Rosso che s’è inventato quella strategia vincente: Inaki Rueda. Conquistare in modo così sorprendente la prima gara stagionale contro una Mercedes che sembrava invincibile dopo le qualifiche è una spallata alle ambizioni e alle arroganze dei tedeschi e di Hamilton che al sabato si divertiva a schernire Vettel.

La vittoria di Melbourne è stato un capolavoro misto di strategia e di fortuna. Senza l’una non ci sarebbe stata l’altra e viceversa. Ma la Rossa non è ancora al passo della Mercedes. Vettel è stato abilissimo a sfruttare una condizione di vantaggio per vincere una corsa in cui fino a in quel momento era uno splendido outsider. Una corsa nella quale persino Raikkonen, fin dalle prove, era sempre apparso più competitivo di Vettel. Era Raikkonen quello che partiva al fianco di Hamilton, era lui che ha cercato di attaccarlo nelle prime curve; era lui che lo inseguiva in gara a meno di 3″ e non Vettel che era rimasto staccato di 7 secondi nei primi giri. Eppure è Vettel che è riuscito a dare la zampata finale per vincere.

Raikkonen ha uno stile di guida diverso da Vettel e a Melbourne ha dimostrato di saper già guidare al limite laSF71H a passo lungo. Seb invece onestamente anche dopo la vittoria, ha voluto sottolineare come fino al momento della qualifica non si fosse mai trovato del tutto a proprio agio con la monoposto di quest’anno. Gli manca un po’ di fiducia nella macchina, non la “sente” completamente in mano per andarci al limite. Anche in gara ha ammesso di aver cambiato più volte il bilanciamento dell’auto per adattarla al consumo delle gomme e al peso che stava diminuendo per via della benzina che si consumava.

La Ferrari SF71H è un progetto nuovo, a passo lungo, di cui piloti e ingegneri devono ancora comprendere appieno i dettagli ed i risvolti per ottimizzare la messa a punto. La Rossa ha un gran bel potenziale che Raikkonen riesce già a sfruttare al meglio, mentre Vettel deve ancora trovare un set-up perfetto che gli permetta di fare la differenza in pista. Infatti nel suo miglior giro in gara Kimi è stato un decimo più veloce di Vettel nonostante avesse gomme un po’ più “stanche” del compagno.

Però Vettel è un “cannibale”, un predatore che quando sente il l’odore di sangue della preda, azzanna e non molla più la presa. Quando coglie l’occasione non se la fa sfuggire. Nella fattispecie, quando grazie alla strategia del muretto Ferrari si è venuto a trovare al comando dopo quel pit stop in cui ha sfruttato meravigliosamente la corsia di decelerazione e accelerazione della pit lane per guadagnare qualche secondo preziosissimo su Hamilton, poi si è esaltato. Ha dimenticato i piccoli problemi di set up che anche nella prima parte di gara non gli permettevano di guidare al massimo e ha tirato fuori da dentro se stesso la motivazione e la velocità per tenersi alle spalle un aggressivo Hamilton. Non un errore non una sbavatura nonostante dietro avessi l’ombra ingombrante dell’inglese. Vettel ha sfruttato perfettamente quella che sembra l’arma migliore della Ferrari 2018 per adesso: non il telaio (com’era l’anno scorso) quanto la grande velocità in rettifilo. E anche la potenza del motore. Nei 25 giri in cui gli è stato dietro, Hamilton mai una volta, nonostante l’aiuto del DRS, è riuscito nemmeno a tentare di mettere il muso dentro la Ferrari. E la Mercedes non è certo un’auto con poca velocità in rettifilo!

A questo punto però non bisogna commettere l’errore di illudersi o sedersi sugli allori: la Ferrari SF71H non è ancora veloce e performante come la Mercedes W09. Il distacco fra le due monoposto è minimo ma esiste. Si può stimare in un paio di decimi sul passo gara (in qualifica forse un po’ di più), che è poi quello che Hamilton nella sua disperata rimonta ha rosicchiato giro dopo giro a Vettel a Melbourne. Almeno con queste gomme (soft) e su questa pista. Purtroppo per Hamilton, la F1 insegna che un margine di vantaggio di due decimi è troppo poco per tentare un sorpasso in pista. Infatti Hamilton, nonostante le ben tre zone DRS del circuito, non è mai riuscito nemmeno ad uscire dalla scia per affiancare la Ferrari in frenata. Ma Vettel non potrà in futuro aspettarsi altri colpi di fortuna del genere. Questa prima vittoria è stata bellissima, corsara e inattesa. Ma d’ora in poi Seb dovrà sbrigarsi a trovare la piena confidenza con la monoposto come ha già fatto Raikkonen, mentre la squadra deve velocizzare la monoposto in assetto da qualifica. Perché ottenere la pole per scattare davanti a tutti e poter impostare il ritmo è ormai una necessità fondamentale in una F1 dove anno dopo anno, per via della sofisticazione aerodinamica delle vetture, non si sorpassa più. Ed è la sfida che attende adesso Maranello se vuole lottare fino in fondo per il mondiale.

 

1 commento
  1. Autologia
    Autologia dice:

    HA VINTO VETTEL O HA PERSO HAMILTON?

    “Cos’è successo ?”. Sta tutto in questa frase di Lewis Hamilton l’essenza della sua sconfitta. Perché più che altro si può dire che il Gran Premio d’Australia ha minato il complesso di superiorità di Hamilton. Più che giustificato dai suoi risultati, dalla sua incredibile pole-position e dalle prestazioni della Mercedes. Ma nell’ingranaggio della gara si è inserito l’imprevisto: la trovata strategica della Ferrari e la furbizia di Vettel, nel disastro Haas.
    Tutti questo ha demolito la sicurezza di Hamilton, il suo “ego”. E porrebbe influire sulle prossime gare se Lewis non riuscirà a darsi ragione che può accadere anche l’imprevedibile.
    Come non era prevedibile il flop di Bottas: e qui si vede l’importanza del secondo pilota valido, come lo è stato Raikkonen questa volta.
    Tra le sorprese anche il risultato dei motori Renault. affidabili. 4 nei primi 7, 6 nei primi 10, con un Ricciardo che esalta la Red Bull nella giornata “no” di Verstappen, ed il ritorno ai vertici di Alonso e della McLaren.
    Il GP è stato anche la prova che su certe piste e con le attuali macchine non si sorpassa: le scie falsano il carico, e quindi le qualifiche diventano fondamentali. Oppure solo le strategie possono cambiare il risultato.
    Ma attenzione! Non può sempre andare così. Vettel e la Ferrari tornano dall’Australia trionfanti ma la scalata al titolo deve ancora incominciare. Domenica ha vinto Vettel o ha perso Hamilton?
    Renato Ronco

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