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Saper ricavare del bene, dal male: la forma mentis di Thorel

Gaetano Thorel è il direttore generale di PSA Italia (Peugeot, Citroen, Opel e DS).

Laureato in ingegneria, ha da poco girato la boa del mezzo secolo e da 25 anni è nel mondo dell’automobile, dove ha occupato sempre ruoli importanti prima in Ford poi in FCA, quindi in PSA.

Gaetano Thorel non è manager che non si prende le sue responsabilità, perché è uomo a cui piace affrontare la vita al galoppo, non al trotto. La velocità lo porta sempre a guardare avanti e in questi momenti di grande incertezza andare oltre è fondamentale. Le sue risposte alle nostre domande vanno lette attentamente perché ricche di spunti di riflessione sia per gli addetti ai lavori sia per i consumatori.

PSA, si ricorda, è un Gruppo automobilistico oggi sulla cresta dell’onda per i margini operativi, per la freschezza della gamma, per i numeri di vendita…perché potrebbe con FCA diventare ancora più grande e assurgere ad unica alternativa al dominio tedesco nell’industria dell’auto. E proprio dalle notizie che arrivano dalla Germania sugli incentivi all’acquisto vogliamo cominciare.

Il presidente della Baviera, casa di Audi e BMW, si è recato a far visita agli stabilimenti di queste due importantissime realtà industriali che, questa settimana, sono passati da un turno solo a tre. In occasione della visita ha parlato di dare incentivi per 4 mila euro a chi acquista un’auto nuova e mille per lo smaltimento della vecchia. Cosa ne pensa?
“Per la prima volta nella storia del settore automotive si sono fermate tutte le fabbriche del mondo. In tempi diversi certo, ma non era mai successo, nemmeno durante la seconda guerra mondiale. Quando si ha di fronte una crisi del genere è ovvio che la ripartenza non possa essere lasciata al fisiologico. In Italia abbiamo perso 350 mila vendite di nuove automobili. Abbiamo riaperto il 4 maggio con tutti i controlli di sicurezza ma senza una certezza di stimolo alla domanda è un mercato che potrebbe portare le vendite complessive per il 2020 a un milione e duecentomila auto. Nel 2019 sono state vendute 1.916.320 auto nuove, quindi il calo che si prevede è di quelli pesanti. E per il 2021, se non ci saranno incentivi, arrivare a un milione e quattro centomila unità potrebbe essere il solo obiettivo concreto. Significa tornare a un mercato di trent’anni fa, con un impatto devastante per l’industria ma anche per lo Stato. Si deve sapere, infatti, che ogni 100 mila vetture vendute lo Stato incassa mezzo miliardo, quindi fare i conti diventa facile. Settori strategici come l’auto, l’edilizia, la moda, il turismo valgono il 40-50% del PIL e, a causa di questa emergenza sanitaria sono stati azzerati, per questo è giusto che i governi pensino a interventi verticali con stimoli alla domanda. Oggi in Italia abbiamo più di 13 milioni di auto maggiorenni, con più di 18 anni sulle ruote. Dare incentivi significa poter offrire la possibilità a 13 milioni di utilizzatori di avere auto più sicure ed ecologiche. In Italia al Governo abbiamo chiesto tre azioni fondamentali: svecchiamento parco con ecobonus, anche con una fascia aggiuntiva a 95 g/km co2; defiscalizzazione dell’auto per l’azienda con detraibilità dell’Iva al 100%, con tetto massimo a 50 mila euro; per i veicoli commerciali credito d’imposta e super ammortamento. Infine abbiamo aggiunto un intervento sullo stock (400 mila vetture) offrendo un contributo di rottamazione flat. Il settore auto pesa il 20% del pil. Abbiamo chiesto 18 mesi di incentivi che equivalgono a 600 mila auto per un valore di 3 mld. Si sta parlando di cifre che verrebbero poi recuperate, quindi, il tutto a costo zero ma con importantissimi benefici nell’immediato per tutti. Anche per il governo che si affranca da rischi come chiusure, cassa integrazione… Insomma, si potrebbe uscire da una bruttissima tempesta con qualcosa di concretamente buono per tutti. Ne approfitto anche per comunicare quanto tutta la nostra filiera sia compatta e abbia avuto un approccio serio e molto responsabile. A partire dai miei colleghi, Michele Crisci, presidente di Unrae, Massimiliano Di Silvestre presidente di BMW, Andrea Crespi direttore generale di Hyundai Motor Italy…”

Cosa si aspetta dal mercato da qui a fine anno, per privati, partite Iva e aziende e anche cosa pensa riguardo al noleggio, in presenza o assenza degli incentivi? 
“Senza incentivi prevedo che il mercato possa assorbire, come detto prima, tra 1.2-1.3 milioni di auto in Italia. Con gli incentivi tra 1.5 e 1.6. Senza incentivi chi soffrirà di più saranno le aziende e il noleggio. Con gli incentivi e la defiscalizzazione si va incontro a tutti, anche alle partite iva.”

Le fabbriche sono state ferme e voi avete prodotti di grande successo come la nuova 2008. Si prospettano ritardi per le consegne?
“Non necessariamente. Abbiamo uno stock importante. Auto ce ne sono ma se si parla di ordini per auto che non esistono e che devono essere costruite su misura, allora il discorso cambia.  Le fabbriche stanno ripartendo con tutti i protocolli di sicurezza e se la domanda sarà importante anche la loro ripartenza lo diventerà e quindi i tempi si ridurranno anche per quelle fatte ad hoc.”

I contadini dicevano: “ci sono stagioni buone e stagioni cattive, in quelle buone bisogna far provviste per superare i momenti difficili”. PSA come si sta comportando e quali azioni pensa di potersi permettere a favore del mercato e dei clienti? Alcuni clienti hanno paura che qualche concessionaria salti, di conseguenza temono di perdere la caparra e/o la consegna della vettura: è un timore fondato?
“Assolutamente no. PSA è un’azienda che negli ultimi sei anni si è trasformata. Abbiamo conti solidi. Non potevamo entrare in questa crisi tanto violenta in una situazione migliore. Per quanto riguarda la nostra rete di vendita e assistenza è sotto controllo e siamo vicini anche attraverso azioni concrete di aiuto, soprattutto da un punto di vista finanziario legato alla liquidità. Le crisi solitamente determinano la chiusura di aziende già strutturalmente deboli, non di quelle con spalle robuste. La nostra rete è solida e sappiamo proteggere il consumatore. Da anni in Italia il consumatore del settore automotive è tutelato e protetto al 100%. Quindi non vi è alcun rischio. ”

La mobilità elettrica ha il suo maggiore tallone d’Achille nei costi elevati. Crede che pagherà “pegno” in un momento come questo? 
“La transizione elettrica è talmente importante che non si fermerà. Le auto che hanno la spina non pagheranno alcun pegno, perché sono quelle che soddisfano il desiderio di tutti: avere mobilità a impatto zero con energia da fonti rinnovabili. Anche sul tema costi oggi abbiamo formule che le rendono molto ma molto competitive. Ad esempio la nostra Peugeot 208 elettrica viene proposta sul mercato con una offerta di soli 60 euro in più al mese rispetto a una a benzina o diesel! E diamo anche la possibilità per il periodo estivo di avere delle alternative per il tempo necessario, proprio per andare incontro al desiderio di una mobilità migliore per tutti.”

Negli USA stanno arrivando sul mercato molti veicoli quasi nuovi, comprati con la formula del mezzo acquisto. Il motivo si spiega con il fatto che chi ha perso il lavoro fatica nel pagamento delle rate. C’è il rischio che questo succeda anche in Europa? E che ci sia quindi una opportunità per chi cerca un’auto fresca e per chi vende di avere un usato da gestire con margini maggiori?
“In Italia il mercato della mezza macchina è importante ma non è il canale principale delle vendite. In questo momento di poche certezze scegliere l’uso e non il possesso è una strada vantaggiosa. Tutto dipende da come è stato fatto il primo contratto. Se si fa nel primo acquisto una rata bassa poi quando l’auto viene lasciata può essere un problema per il riscatto finale alto. Ma se la rata è un po’ più alta è un business e permette più marginalità e operatività per tutti. Il fenomeno non nuovo negli USA, in Italia è difficile riscontrarlo, perché il risparmio privato è una garanzia, gli italiani hanno rispetto del pagamento e quelle formule non sono molto diffuse.”

PSA cosa ha in rampa di lancio per i prossimi mesi sia come azioni concrete sia su nuovi prodotti ?
”La nostra gamma è giovane. Abbiamo la nuova Corsa, la 208, la 2008…A breve dopo l’estate avremo l’Ami, il quadriciclo da meno di 2,5 metri d’ingombro a trazione elettrica che rappresenta una grandissima opportunità per una nuova mobilità cittadina. Arriverà a ottobre. Su questo veicolo ci sarà tantissimo da fare: primo perché non si venderà ma si noleggerà. Sarà il primo quadriciclo che si utilizza e non si compra. In Francia l’abbiamo lanciato con un canone noleggio di soli 20 euro al mese! Abbiamo poi importanti idee per facilitare la vita a tutti grazie alla nostra eclettica gamma, che ci permette di andare oltre il consueto. Un esempio concreto? Pensiamo ad una evoluzione del carsharing su modello condominiale. Con i prodotti giusti che abbiamo, si possono fare cambiamenti stupefacenti. Ritornando al prodotto avremo il restyling della C3, la nuova ammiraglia di DS che sarà solo con la spina, una nuova segmento C…Insomma, in PSA l’energia è tanta.”

Ci racconta la Sua opinione sullo smart working? Cosa ne pensava, cosa ne pensa ora e quale futuro ritiene potrà avere?
“Dal 5 marzo PSA Italia è entrata in smart al 100%. Il risultato super positivo. Funziona tutto. Sono molto ma molto orgoglioso e questo si deve anche all’eccezionalità della squadra di PSA Italia. Visti i risultati pensiamo a un 50% di smart working a livello permanente. Su cinque giorni lavorativi, stiamo ragionando sul farne 2/3 a casa: questo è il nostro obiettivo. Si eliminerebbero perdite di tempo nei trasferimenti. Pensiamo anche ad un supporto strutturale per lavorare da casa con lap top specifici e linee dedicate a prezzi vantaggiosi.  Non si deve sottovalutare che con lo smart working si può arrivare anche ad una riduzione del traffico veicolare non indifferente, attorno al 50%. Sempre grazie allo smart working si può pure pensare ad una riduzione degli spazi necessari per gli uffici con tutti i benefici del caso”.

Nei periodi difficili c’è sempre qualcosa da imparare: da questo quale insegnamento possiamo trarre?
“Si può lavorare con meno carta. Tutto quello che si stampa non è più necessario. I documenti digitali e la firma digitale sono realtà ormai insostituibili. Pensate che risparmio su stampanti, cartucce… carta”. (foto presa da motori/ilgiornale.it)

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