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Quale futuro per la Formula 1 ?

Ci sono due notizie, in questi giorni, che ci portano ad immaginare come sarà la Formula 1 del futuro. Dal 1950 ad oggi la F.1 ha seguito un andamento tecnico ed umano in progressione ma sempre nell’alveo di una continuità che, fra alti e bassi, le ha permesso di primeggiare nell’interesse degli appassionati. Sia tecnici che sportivi.
Ora invece siamo di fronte a due eventi che fanno intuire un probabile capovolgimento epocale: la vendita totale della Formula 1 stessa alla società americana Liberty Media Corporation, e l’avvento ormai dilagante dei manager nella gestione dei piloti.
Incominciamo dal secondo argomento: i manager.
Se già fin troppo spesso l’assunzione di un pilota rispetto ad un altro è stata in passato determinata dall’apporto economico piuttosto che dai risultati, negli ultimi decenni aveva preso una piega fin troppo sfacciata. E’ pur vero che “il pilota con la valigia” esisteva anche agli inizi della F.1, ma si trattava in genere di ricchi gentleman che praticamente si compravano la macchina e spesso dilapidavano i loro averi dietro ad una passione sviscerata. E qualcuno ci lasciava anche la pelle. Ma qualcun altro riusciva anche ad affermarsi e costruirsi una carriera.
Poi si è professionalizzata maggiormente, anche se il numero dei piloti in gara era ridotto ma tutti di grande valore.
Infine è arrivata l’era dei manager. Già da fine anni ’70 qualche pilota faceva gestire le clausole contrattuali con i team o le Case dal proprio manager, più esperto in questioni legali. Ed era ricompensato per suoi servizi. E tutto si fermava lì. Poi però , con gli anni ’90, è arrivato Briatore che, forse per primo, ha capito che c’era un anello debole della catena e che ci si poteva inserire godendone tutti i benefici. Mi ricordo che era lui stesso a dire, in quegli anni , che la F.1 – di cui ammetteva di non conoscere le dinamiche tecniche e sportive – era rimasta indietro ed andava modernizzata.
A questo si riferiva: e mise sotto contratto una serie di piloti ( da Schumacher ad Alonso per citare i più importanti ) dei cui movimenti era artefice ( o se volete burattinaio ) piazzandoli abilmente ai volanti più interessanti.
Il sistema si è poi allargato ed ora siamo arrivati al paradosso di un Toto Wolff che, da capo della squadra Mercedes, sposta e muove a piacere i piloti nella sua orbita piazzandoli sia in Mercedes che in altri team con motorizzazioni diverse, Ferrari o Mercedes non importa. Arriva al punto di ammettere che da capo Mercedes finanzia – come Mercedes – il ritorno di Massa alla Williams( motorizzata Mercedes ) per liberare Bottas dalla Williams e portarlo in Mercedes. Intanto piazza altri suoi due piloti, Werlein ed Ocon, in altre due squadre – Force India e Sauber – come se fosse la cosa più normale. Ma tutto ciò non vi fa pensare ai movimenti dei giocatori di calcio cha vanno per la maggiore nelle mani di alcuni manager “ras” del calcio internazionale? E così le quotazioni aumentano insieme alle mediazioni.
Al punto che diventa legittimo temere che si possono instaurare giochetti sfacciati.
Al confronto i “maneggi “ di Ecclestone – tanto criticato – vengono derubricati al livello di elementari.
Ed a proposito di Ecclestone eccoci all’altro argomento: l’acquisto della F.1 da parte dell’americana Liberty Media Corporation. Allora, con ogni probabilità, si avvia a conclusione l’era Ecclestone che con tutti i suoi difetti e le critiche ricevute ha si guadagnato tanti quattrini ma quando è stato necessario ha saputo generosamente irrorare di dollari i team che arrancano economicamente. Parlo per conoscenza di situazioni reali. Ed ha portato la F.1 a livelli planetari con furbizia, astuzia e professionalità.
Che cosa ci dobbiamo invece aspettare dalla gestione Liberty Media? Nessuno lo sa, ma il ricorrente termine “ più spettacolo “ che viene associato ai suoi dirigenti come obiettivo ci può far pensare a scenari tutti da scoprire. Avremo i Gran Premi trasformati in manche, batterie e garette? Dovremo assistere ad interventi regolamentari sulla tecnologia volutamente ad uso di qualcuno ed a danno di altri? Assisteremo al festival delle safety-car, bandiere gialle – o rosse – ad ogni piè sospinto per rivoluzionare classifiche? Entreranno in gioco le scommesse?
Tutte domande lecite, anche perché non sappiamo bene quale sarà, quale vorrà e quale potrà essere il ruolo della Federazione Internazionale dell’Automobile che praticamente ha abdicato alla gestione della sua creatura più preziosa.
Speriamo di essere stati un po’ pessimisti. L’importante è che non ci rovinino il nostro sport preferito.

2 commenti
  1. Antonio Granato
    Antonio Granato dice:

    cio che mi preoccupa è che a dover far tornare grande come un tempo il nostro sport siano gli americani. Noi che auspichiamo sempre un ritorno alle tradizioni e alle origini di questo sport (a volte anche una maggiore presenza nel vecchio continente, dobbiamo augurarci che siano gli americani a fare tutto questo? non lo so ma ho qualche dubbio…

    Ciao

  2. Giulio
    Giulio dice:

    Analisi lucide e assolutamente da condividere. Si dice che il pessimista è un realista ben informato. Unica speranza è il nuovo ruolo di Ross Brawn.

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