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Targa e GTS, nomi magici per Porsche

Ideale prosecuzione delle prove di Cayenne GTS in Lapponia, con la primavera abbiamo ripercorso a bordo dell’ultima 911 Targa GTS le strade della Targa Florio, dove Porsche è stata indiscussa regina

La Sicilia è terra di contrasti, di aromi e sensazioni forti, di paesaggi irresistibilmente coinvolgenti, di montagne verdi e mari azzurri, di abitati che sembrano essere rimasti intatti nei tempi. Isola nella quale la semplicità delle persone è presente con valori di cortesia e ospitalità, dove anche il lusso di un Grand Hotel come Villa Igea in Salita Belmonte a Palermo si esprime in modo garbatamente storico: dal 1908 accoglie regnanti e persone di gusto, semplicemente e senza troppi fronzoli; tempi lontani oltre un secolo, eppure allora la Targa Florio – corsa unica al mondo – si correva già da due anni.

Al nostro arrivo l’accoglienza è preceduta da un “espositore” in scala 1:1 che contiene un gioiello di tecnologia e storia: la Porsche 908/02 vittoriosa nel 1969 con l’equipaggio Gerhard Mitter e Udo Schutz, il cui record è rimasto imbattuto, grazie al motore boxer con 8 cilindri di 2997 cc, 259 kW-350 CV e alla velocità massima di 280 km/h, con il peso di soli 600 kg. Nell’hotel, saloni liberty che da soli varrebbero la visita, e infiniti corridoi con pavimenti di marmi lucidati a specchio con grandi foto in bianco e nero dei più illustri ospiti. Nessuno eguaglia ai nostri occhi il prestigio del commensale che ci raggiunge per cena: Nino Vaccarella, il “preside volante”, vincitore della Targa nel 1965, ’71 e ’75, e di molte altre gare. Racconti schietti di un’epopea d’altri tempi, dalle diffide agli studenti a non saltare le lezioni, alla preghiera di evitare le scritte sull’asfalto inneggianti al pilota di casa per non renderlo scivoloso: rimaste così sino a oggi sui muri, a testimonianza dell’affetto di un’intera popolazione, capace di trasferirsi in massa, raggiungendo la cifra di oltre ottocentomila spettatori lungo il percorso. Del quale parliamo come una “pista” unica dal mare alle Madonie, nel tempo declinata in tre diversi tracciati: dal 1906 al 1911 e nel 1931, il “lungo” di 146-148 km, il “medio” da 108 km dal 1919 al 1930, infine il “corto” di solo 72 km di curve dal 1932 al 1936 e dal 1951 al 1977.

Il marchio Porsche ha un paio di collegamenti “forti” con la Targa Florio: il primato di vittorie e l’aver chiamato Targa (da cinquant’anni, oramai) una versione del proprio modello di punta, la 911, in omaggio alla corsa siciliana. Ci sono anche più antiche ascendenze, come la partecipazione nel 1922 di un’Austro Daimler Sascha costruita da Ferdinand (prima di categoria), e la vittoria assoluta del 1924 con una Mercedes progettata da Porsche. Nell’era moderna, undici vittorie con validità di campionato sono un primato non raggiunto da alcun altro marchio. La saga inizia nel 1956 con l’agilissima 550 A Spyder (90 km/h di media e 15 minuti sul secondo classificato), prosegue nel 1959, ’60 e ’63 con le 718, per arrivare al 1964 con l’esordio di una GTS, sigla che allora vuole indicare vetture da corsa, rese più confortevoli per essere omologate da strada. Tocca alla 904 Carrera GTS di Colin Davies e Antonio Pucci entrare nell’albo d’oro. Parentesi della vittoria Ferrari con Vaccarella nel 1965 e dal 1966 al 1970, le vetture di Stoccarda vincono ininterrottamente con le 906, 910, 907 e 908. E l’ultimo alloro è nel 1973 con la 911 Carrera RSR di Gijs van Lennep e Herbert Müller.

Dalla storia all’attualità, la mattina seguente tocca a noi: scelta – ca va sans dire – una 911 Targa GTS in versione 4, che scopriamo subito aprendo il tetto, ne apprezziamo la guidabilità tipicamente Porsche che ci permette di districarci tranquilli nel traffico palermitano, per scorrere lungo l’autostrada fin oltre Termini Imerese deviando all’interno lungo la Statale 120 in direzione di Cerda.

L’ultima nata con la prestigiosa sigla GTS non necessita di essere più confortevole come le antenate, aggiunge invece trenta cavalli alla versione di serie: il sei cilindri boxer da 3.8 litri eroga 316 kW-430 CV a 7.500 giri con 440 Nm a 5.750, accoppiato al cambio manuale a sette rapporti (il Pdk a doppia frizione è in opzione) e alla trazione integrale con differenziale posteriore autobloccante. Dichiara la velocità massima di 303 km/h che, onestamente, induce qualche perplessità considerando la tortuosità e le condizioni del fondo sulle strade che andiamo ad affrontare, anche se sfrutteremo più l’accelerazione da 0 a 100 in 4,7″ e in 15,7 fino a 200. E la frenata, da Porsche, elemento sempre rassicurante.

L’inferno verde nel mezzo del Mediterraneo inizia in modo dolce per farsi via via più intenso: la prima domanda è come facevano in corsa a ricordarsi le curve, pochissime con visibilità o elementi come pali o filari di piante che ne possano indicare lo sviluppo. Si guida a vista, sfruttando l’assetto piatto con minime oscillazioni del corpo vettura indotto dalla regolazione “Sport” delle sospensioni con Pasm di serie, mentre lasciamo il motore su Sport e non Sport Plus per mantenere attiva parte di controlli, essendo su strada. Ma come bambini non rinunciamo ad aprire lo scarico: quando ci vuole, ci vuole.

L’erogazione del motore, da pastosa a rabbiosa, la reattività naturale della vettura, l’azione della trazione integrale di supporto ma non invadente, non danno spettacolo: si procede in modo pulito e maledettamente efficace. Raramente la prima, solo nei tornanti destri più stretti, si lavora tra seconda-terza-quarta, scaricate a fondo per rientrare nei ranghi (dopo aver letto il tachimetro) con frenate secche e decise. Non servono correzioni, anche se pesa quasi sedici quintali è sempre una 911: da trecento all’ora e pronta a correre, prevedibile e facile fino ai limiti del pilotaggio, con il più il comfort di un’auto di lusso (costa quasi 144mila euro).

Un’emozione particolare è il passaggio da Floriopoli, verso Cerda, storico campo base della Targa Florio dove rimangono le tribune, i box per rifornimenti e assistenza, e la direzione gara. Transitiamo adagio, trascurando di ascoltare il motore, perché ci sembra di sentire il boato del pubblico, ricordando vecchie foto con la folla assiepata per ammirare auto e piloti. Il desiderio che possa essere valorizzato in un parco tematico dai contenuti unici al mondo per far conoscere la storia delle corse e dell’automobile stessa. Riprendiamo tra curve, tortuosità e saliscendi, unendo in un percorso ideale buona parte dei tre tracciati della Targa, anche a causa di chiusure per cedimenti di parti di strade: Cerda, Caltavuturo, Castellana Sicula, Petralia Sottana, Geraci, Castelbuono, Collesano – dove visitare il gustoso museo della corsa – scendendo poi al mare fino allo spettacolo di Cefalù. Dove rimettere tranquillamente la nostra Targa GTS in configurazione urbana, sfilando sul lungomare, per rientrare poi a Palermo. Con immagini e sensazioni del presente e del passato che resteranno impresse a lungo, confermando l’unicità di questa terra e di una corsa da conoscere e celebrare, come l’assoluta e inconfondibile guidabilità delle vetture con il marchio di Stoccarda, che hanno vinto più di tutte, anche su strade difficili come i percorsi delle Madonie.

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